Droni, Panotticismo e Fossili

Se fino a non molto tempo fa la parola ‘drone’ evocava brutti presagi non molto dissimili da quelli causata dalla visione di Minority Report o di Metropolis, di recente sembra che questa tecnologia sia stata riabilitata, banalizzandola al pari di una telecamera di sicurezza o di un campione di urine per un colloquio di lavoro.

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Questa svolta, però, mi sembra abbastanza infelice, perchè sembra non riuscire a comprendere la più profonda e spaventosa dimensione della proliferazione di questi occhi nel cielo… e questo per due motivi diversi, sebbene collegati. Innanzitutto non ci vuole molto a capire che i droni sono utilizzati soprattutto da organizzazioni finalizzate alla sorveglianza, alla manipolazione, allo spionaggio e all’impiego della forza. Non a caso ci sono molte riflessione critiche volte a sottolineare il loro utilizzo da parte di istituzioni che hanno rapporti problematici, se non contraddittori, con la democrazia. Ma c’è anche un’altra implicazione, a cui vorrei dare particolare attenzione. Parlo del fatto chei droni sintetizzano un’altra tecnologia largamente implementata, la cui ubiquità asintotica rende suggestiva la poca frequenza con cui viene nominato: il panopticon.

Il panopticon…una parola inquietante per una cosa portentosa. Originariamente si trattava di uno schema architettonico elaborato da Jeremy Bentham per la costruzione di una prigione, ma la sua logica lo ha reso più di un semplice progetto di un edificio. E’ la base per una società disciplinata. Michel Focault lo spiega così:

Il Panopticon non va inteso come un edificio da sogno: è il diagramma di un meccanismo di potere ridotto alla sua forma ideale. Il suo funzionamento, astratto da ogni ostacolo, resistenza o frizione, va rappresentato come un sistema puramente architettonico e ottico. Esso è, infatti, un’immagine di tecnologia politica che dovrebbe e deve essere distaccato da ogni altro uso specifico.

Ma cos’è questa tecnologia politica? Per ricapitolare la prima spiegazione di questo progetto da parte di Bentham, possiamo riprendere di nuovo le parole di Focault, ovvero: “alla periferia, una costruzione ad anello; al centro, una torre…“. Nella struttura esterna, le celle sono disposte in modo che i suoi abitanti siano osservabili dalla torre centrale, ma in modo che essi non possano vedere la torre o, se preferite, chi li sta guardando. “Ecco il principale effetto del Panopticon: indurre il prigioniero in uno stato di consapevolezza e di visibilità permanente che assicuri il funzionamento automatico del potere.” La base di questo funzionamento automatico è quindi la sorveglianza, ma si tratta di una sorveglianza particolare in cui, per dirla di nuovo con Focault, il rapporto tra vedere ed esser visti è troncato. “… nell’anello periferico, tutti vengono guardati senza poter guardare; nella torre centrale, si vede tutto senza esser visti.

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Per comprendere questa disassociazione occore considerare il rapporto imposto dallo sguardo fisso che si trova al centro del Panopticon. Secondo Lacan, lo sguardo fisso di un altro pregiudica l’esperienza di una soggettività libera e senza restrizioni. L’incontro di uno sguardo fisso costituisce un’esperienza che, se non è già di oggettivazione assoluta, è molto probabile che lo diventi. Il fatto che questo incontro possa verificarsi non solo con esseri viventi (per esempio, persone, gatti, piovre) ma anche con ‘semplici’ oggetti (disegni, televisori etc…) rende questo fenomeno ancor più inquietante.
Ciò che queste varianti dello sguardo fisso rivelano è la possibilità di relazionarsi allo spettatore in modo che questi possa aspirare a riaffermare la propria soggettività, la propria libertà. Tra le principali caratteristiche del Panopticon, infatti, c’è l’annullamento della relazionalità. Chi guarda rimane invisibile e, quindi, immune alle minacce di chi è guardato, almeno finchè queste minacce vengono manifestate attraverso quello stesso sguardo fisso, attraverso il loro stesso ritorno fissato allo sguardo del’osservatore. Alla luce di ciò, la negazione della soggettività è totale nel Panopticon. E, cosa forse ancor più importante, questa spersonalizzazione non riguarda solo chi è guardato, ma anche chi guarda. Sebbene la loro posizione possa sembrare un’esibizione di sovranità o di potere monarchico, nella società disciplinata dal panopticon, chi guarda è solo un semplice funzionario di un potere decentrato rispetto a qualunque singolo individuo.

Con il drone, questa depersonalizzazione arriva ad un nuovo livello, dal momento che non c’è più bisogno nemmeno di un agente umano. Giungiamo così ad un ordine che effettua un’inversione totale della relazione strumentale, uno spazio in cui l’uomo è subordinato alla tecnologia. E’ questa, probabilmente, l’essenza di una società disciplinata. Scrive Focault:

la ‘disciplina’ non può essere identifcata nè con un’istituzione nè con un apparato; è un tipo di potere, una modalità del suo esercizio che comprende un intero insieme di strumenti, tecniche, procedure, livelli di applicazione, obiettivi; è la ‘fisica’ o l’ ‘anatomia’ del potere, è una tecnologia.

Con il panotticismo la società arriva ad un ordine, ad uno spazio la cui operazione è basata sull’oggettivazione dei suoi membri. Esso rappresenta un’anatomia del potere che, in definitiva, fossilizza il soggetto. Il drone incarna la possibilità del panotticismo di arrivare ad una nuova mobilità che permette di superare l’immobilità implicita nella sua metafora architettonica. La nostra acquiescenza, allora, è verso un drone o verso una società di fossili?

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