Senzatetto di proprietà

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Una serie di fotogrammi che ritraggono visi segnati e sorridenti, i cui contorni sono catturati da un bel bianco e nero in alta definizione. E’ questo il sito web di HandUp, un ente di carità istituita a San Francisco che offre l’opportunità di ‘adottare un senzatetto’. Questa forma di carità, che non richiede alcun contatto fisico con quei pericolosi oggetti che sono i senzatetto, cosa ci dice riguardo alla relazione tra classe media e classe povera?

HandUp gioca sulla nostra preoccupazione che i mendicanti spendano quello che gli diamo in droga e alcol. I senzatetto si registrano presso l’ente e, invece di mendicare, distribuiscono volantini ai passanti, incoraggiandoli a leggere le loro storie online e a donare dei soldi che verranno convertiti in crediti per cibo, vestiti e cure mediche. E’ un progetto che ha tutto il fascino della West Coast americana: intelligente ma intuitivo, efficiente nel risolvere atavici problemi sociali grazie alla tecnologia moderna, umanamente impegnato grazie all’ideale terapeutico per cui ognuno ha una storia da raccontare. Chairamente HandUp fa qualcosa di molto importante per i suoi destinatari: ma c’è qualcosa di inquietante nella strategia di questo mezzo e nel modo in cui esso ci invita ad incontrare i poveri.

Le organizzazioni animaliste da tempo impiegano una strategia di marketing molto simile. Piuttosto che fare delle semplici donazioni al WWF, i donatori di ‘Adotta un animale’ – tipo Kamrita la tigre del Bengala o la balena Springer – ricevono aggiornamenti regolari sulle attività o sui progressi dell’animale. Il paragone tra questi due approcci alla carità ci dimostra che spesso trattiamo gli animali come persone e le persone come animali, ma con una differenza fondamentale. In ‘Adotta un animale’, il tenero e ‘vendibile’ Panda è un animale il cui antropomorfismo permette ai suoi donatori di avere la sensazione di aver fatto qualcosa di buono, anche se i profitti andranno ad aiutare anche le altre specie. In HandUp, invece, i senzatetto con le storie più commoventi o con la foto più emozionante beneficiano delle donazioni personalmente, mentre ai vagabondi che ‘non fanno mercato’ non spetta nulla. Possiamo chiarire le implicazioni di ciò tramite il richiamo alla nozione di ‘bio-moralità’ della filosofa Alenka Zupančič.

Zupančič sostiene che la Sinistra ha sempre adottato quel modello di etica conservatrice per cui il miglioramento della propria condizione dipende solo dai propri sforzi, così come gli svantaggi sono dovuti solo alla pigrizia. Ma nel frattempo la bio-moralità si è evoluta, arrivando a promuovere l’idea che ‘sentirsi bene’ e ‘pensare positivo’ siano segnali di una buona moralità, intimamente connessi allo status sociale e inscritti nella genetica dell’individuo. Ciò ha elevato l’esercizio fisico e il cibo salutare a virtù morali necessarie al successo. Al contrario, il consumo di cibo scadente e di sigarette da parte di disoccupati viene percepito come intrecciato alla loro condizione sociale, veicolando l’idea che la povertà sia iscritta biologicamente.  Anche la facilità con cui gli antidepressivi vengono prescitti nelle società occidentali fa parte di questo trend: l’infelicità è considerata in senso biologico, e l’unica reazione sociale accettabile è quella di cambiare chimicamente la biologia. E questo è anche il motivo per cui siamo incoraggiati a interpretare le nostre sventure come ‘esperienze di apprendimento’, sfide di benvenuto o piccoli fallimenti che potevano andare peggio. Nel regime bio-morale, chi è  fortemente infelice o chi non riesce a trovare fonti positive di ispirazione rischia di non avere ciò che merita.

E’ questa la responsabilità che HandUp impone ai suoi senzatetto: la responsabilità di dimostrare il loro valore  a livello bio-morale. Che sia diventare uno psicologo,  intraprendere battaglie etiche per altre persone in difficoltà o imparare a fare il meccanico,  tutte le storie raccolte sul sito includono sogni e ambizioni. Allo stesso tempo, le eleganti fotografie mostrano visi sorridenti, gentili e gradevoli. In altre parole, mostrano quel genere di persone per cui una disgrazia è un episodio temporaneo in una storia tutto sommato positiva, e non il genere di persone condannate all’infelicità da una matassa in cui si intrecciano sfortuna, cattive abitudini ed una ‘brutta genetica’.

Il fattore emotivo delle storie è senza dubbio un aspetto essenziale del sito che, insieme alla garanzia per cui le donazioni verranno spese per le cose ‘giuste’, ci permette di seguire i risultati ottenuti grazie alla nostra carità. Ma anche qui c’è un problema intellettuale. HandUp offre un’opportunità ai senzatetto che gli permette di parlare di loro stessi in tutta la varietà delle loro esperienze. Ma il suo effetto è di incoraggiarci a donare  qualcosa a coloro che hanno ambizioni ed esperienze in sintonia con le nostre. Mentre la sua apparente unicità ci porta  a sostenere un senzatetto, l’unico risultato è la normalizzazione e l’ imposizione delle nostre priorità su di esso. C’è una ragione per cui le organizzazioni animaliste ‘fanno adottare degli animali’ ai bambini: è la volontà di offrire aiuto agli altri solo quando gli altri appaiono in una forma ottimistica, rassicurante ed identificabile. Permetterci di associare il merito non solo al bisogno ma anche ad un temperamento costituzionale positivo con cui possiamo identificarci è un pericoloso vizio intellettuale a cui ci stiamo abituando.

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