Il Trolling: lo sport degli spettatori?

In Sorvegliare e punire, Michel Focault discute le origini storiche delle esecuzioni pubbliche e della tortura. Per Focault, lo spettatore gioca un ruolo centrale nel funzionamento della punizione: “il supplizio deve, in rapporto alla vittima, essere marchiante: è destinato, sia per la cicatrice che lascia sul corpo, sia per lo spettacolo da cui è accompagnato, a rendere infame la vittima“. Focault descrive la punizione come una forma di rituale, un processo in cui i criminali non solo sono contrassegnati dall’atto della tortura, ma anche dal duraturo marchio depositato su di essi. Il crimine rimane nella mente dello spettatore, impedendo che la vittima possa essere vista in altro modo. Soffermiamoci sull’uso che fa Focault del termine “vittima”. Dopo tutto, quante volte il condannato viene chiamato così durante il processo? Il condannato diventa vittima di una forma di demonizzazione da parte del pubblico. A tal proposito, l’operazione Yewtree (indagine su abusi sessuali da parte di J. Savile, personaggio mediatico inglese, ndt) è un ottimo esempio. A causa della sua notorietà, l’inchiesta Savile è diventata argomento di discussione pubblica. Diversi nomi di potenziali sospetti sono apparsi sui social media prima di essere riportati sui giornali.Il principio della presunzione di innocenza sembra obsoleto in un mondo in cui Twitter diventa la giuria. Ma questa forma di atteggiamento culturale non è forse solo una continuazione della cosiddetta  “logica del branco”?

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La funzione di ricerca degli hashtag su Twitter permette agli utenti di sfogliare argomenti di interesse, racimolando così una gamma di opinioni espresse in 140 caratteri. Inoltre, Twitter permette di discutere con sconosciuti, creando una comunità online con un certo livello di anonimato. E’ proprio nell’anonimato che incontriamo quelli che cercano di infamare e perseguitare.

Il piacere dell’odio di William Hazlitt discute il processo di persecuzione sostenendo che si tratta di una pratica collettiva. Per spiegare questo punto, Hazlitt usa l’esempio di Guy Fawkes: “bruciamo l’effige di Guy Fawkes, fischiando, colpendo e molestando quella povera e sbrindellata figura di stracci e paglia, facendo festa in ogni villaggio di Inghilterra una volta all’anno“. Il tradimento di Fawkes è al centro di questa pratica, ma il suo incendio simboleggia anche qualcos’altro. Attraverso l’odio degli individui si crea un senso di comunità. Il “Piacere” si ottiene dunque attraverso l’odio perché esso forma una comunità. Mentre l’immagine di Fawkes viene bruciata ogni anno in molti paesi e città, un nuovo incendio ha luogo online – il trolling. La professoressa Mary Beard è stata di recente oggetto di trolling, ricevendo minacce di morte e di molestia su Twitter. Una serie di tweet inizialmente riguardanti il suo aspetto fisico si è ben presto tramutata in una minaccia alla sua incolumità. Si è creata una specie di comunità sadica attraverso il metodo della persecuzione, dal momento che sempre più utenti hanno preso parte all’attacco.

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Hazlitt sostiene che è quest’impulso naturale a coinvolgere qualcuno in eventi simili: “un intero paese accorre all’incendio, e nessun spettatore esulta nel vederlo cessare“. Che tu accenda il fuoco, o che tu stia solo assistendo, è uno sport da spettatori. Nell’esempio delle esecuzioni, Focault esamina la presenza del pubblico: “bisogna non solamente che il popolo sappia, ma che veda con i propri occhi (…) perché deve, in una certa misura, prendervi parte“. Twitter consente il dibattito pubblico. Ma sebbene il sito sia usato da chi cerca di vittimizzare degli individui, esso dà anche voce a chi altrimenti rimarrebbe inascoltato. Se Twitter è il patibolo, noi siamo i guardoni.

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