Chi prova Sole non lo lascia più

Nell’episodio “Una giornata decisiva” diretto da Dino Risi (tratto dal film “I complessi” del 1965) una gita aziendale per i dipendenti dell’Ultramarket diventa l’occasione per mettere in scena la tentata dichiarazione d’amore di Quirino Raganelli (Nino Manfredi) alla sua Gabriella. Passati 50 anni, un “contesto festivo” del genere sarebbe inammissibile date le diverse condizioni storiche in cui ci troviamo: impossibile risulta infatti immaginare una gita aziendale per i lavoratori dei grandi supermercati, impegnati non solo tutta la settimana, ma anche tutto l’anno.

I grandi supermercati, oltre ad aver trasformato le abitudini e il potere d’acquisto dei cittadini (e non solo), ci permettono di osservare da vicino alcuni degli sviluppi delle ultime politiche economiche varate come strategie governative.

La liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali può essere considerata un atto di fede in grado di scatenare un dibattito tanto ideologico quanto economico. Un esempio bello fresco lo troviamo nel caso Gianni Morandi: il cantante, attivissimo sui social, ha pubblicato una foto che lo ritrae all’uscita di un supermercato dopo aver fatto lo spesa di domenica. Ne è seguito un dibattito che, dalla forma commento-insulto su Facebook, è approdato finanche su Pomeriggio5 di Barbara D’Urso. Poco è importato al pubblico che sullo sfondo della foto in questione, come anche sullo sfondo delle nostre città e della nostra quotidianità, ci fosse un cartellone indicante l’orario domenicale dell’esercizio commerciale.

gianni
Il post su Fb di Gianni, reo di aver fatto la spesa domenica mattina.

La norma legislativa in questione la troviamo nel decreto ‘salva Italia’ del 6 dicembre 2011 (convertito in legge n. 214 del 22 dicembre 2011), che prevede all’ art. 31 comma 1 la possibilità di apertura degli esercizi commerciali senza alcun limite di orario. Ciò implica la facoltà di aprire sette giorni su sette e 24 ore su 24. Trattasi di un provvedimento diventato immediatamente operativo dal giorno della sua emanazione (6 dicembre 2011).

Leader del 7/24 in Italia è la francese Carrefour, tanto per registrare quanto una tale misura sappia di importazione.

INCROCIO

Prendiamo ad esempio Napoli e la sua tanto lenta quanto costante rimodulazione nei termini di porticciolo turistico di marca zapatista. I punti vendita della multinazionale transalpina sono 16, sparsi a macchia di leopardo per la città. Cinque di essi sono aperti h24, mentre gli altri presentano orari di chiusura variabili, tra le 20 e le 22e30, a seconda del quartiere di cui rappresentano il “centro commerciale”.

PERSONE OLTRE LE COSE

Altro distinguo da fare per la grande distribuzione è quello tutto interno ai punti vendita Conad. L’azienda italiana leader nella grande distribuzione organizzata propone al momento solo due supermercati gourmet dall’appetitoso titolo Sapori e Dintorni: uno a via Alabardieri, dunque nella Napoli bene che respira brezza di mare, dove, con bar e rosticceria, si presenta aperto fino alle 23; l’altro punto vendita è quello di più recente apertura nella stazione di Napoli Centrale, lungo corso Arnaldo Lucci, in una posizione dalla rilevanza strategica dato l’afflusso continuo di passeggeri in transito. Gli altri punti vendita del Consorzio Nazionale Dettaglianti presenti in città sono 35 e rispettano orari di chiusura diversi, che non vanno oltre le 21. Chiaramente, ad orario continuato. Ricordiamoci, insieme allo slogan della catena, che ci sono persone, oltre le cose.

CHI PROVA SOLE NON LO LASCIA PIÙ

Il supermercato di questa tipologia che conosciamo meglio è sole 365, la cui insegna identifica i supermercati che “garantiscono prezzi bassi e accessibili a tutti per ben 365 giorni l’anno”. Fin dalla sua apertura, il 7 maggio 2015, ho pensato che il suo valore economico potesse dialogare con la storia recente dei nostri diritti da consumatori. La posizione è senza dubbio interessante: è il primo grande supermercato ad aprire nel cuore di Napoli, facilmente raggiungibile da via Medina, in grado di intercettare molti quartieri popolari della città (dai quartieri spagnoli al borgo orefici), senza tralasciare tutti i lavoratori della “Napoli dei servizi” che ogni giorno prestano il loro operato nella city, nonché i pendolari dell’ultimora ed i sempre in crescita turisti che si sentono a casa nella grande distribuzione. Sfrutta ampiamente ogni cmq, proponendo migliaia di articoli che tentano di soddisfare qualsiasi esigenza della vita domestica, dall’alimentazione alla gestione della casa. Inoltre, presenta una tavola calda dall’indiscreto fascino del consumismo che arriva fino al sushi: se da un lato tutti gli alimentari a Napoli possono soddisfare le esigenze di una merenda con cui saziare i morsi della fame a mezzogiorno, dall’altro nessuno può però offrire una varietà tanto ampia, il cui costo dipende non da un prezzo fisso, ma dal peso effettivo di ogni pietanza (anche su ordinazione). L’offerta è arricchita da un parcheggio che diventa gratuito per chi supera i 20 euro di spesa, oltre alla possibilità di lasciare il proprio motorino davanti all’ingresso. Il servizio consegne non è affidato al guaglione ma ad una cooperativa esterna, un po’ più burocraticizzata nella sua azione; e non manca il servizio pulizia, sempre esterno, indispensabile per rimediare a prevedibili imprevisti.

Al di là dei manager, le cui facce mi sono ormai familiari, le rotazioni spesso trimestrali dei dipendenti mi fanno riflettere non poco sugli esiti dei contratti a tempo determinato. L’età media si attesta intorno ai 32 anni, con una divisione per sessi che pone le donne alle casse e gli uomini all’inventario; solo al banco gastronomia le cose non sono così rigide. Il regime contrattuale fa leva sulla flessibilità del part time, che assicura l’immissione di forze fresche ogni tot ore, così da garantire un ricambio di forza lavoro indispensabile data l’attenzione e la velocità da metterci, onde evitare il caos. Nel tempo è stato poi indispensabile affidare ad un’azienda esterna il controllo della struttura per contrastare i furti. L’orario di apertura, dalle 8e30 alle 22, garantisce una clientela tanto costante quanto diversificata, con cui identificare il fine della struttura attraverso il mezzo della variegata offerta. Sono stati aperti recentemente due punti vendita in città (rispettivamente a corso Vittorio Emanuele e a via Diocleziano) della stessa catena che sembra aver fatto breccia nel cuore dei consumatori (prezzi fissi tutto l’anno, rinunciando al circolo vizioso delle offerte).

Quanto un’esperienza commerciale del genere possa modificare la geografia economica dei luoghi non soltanto limitrofi è la questione che si apre in una città dall’impostazione tipicamente dialettica come Napoli, ancora al bivio tra la piccola e la grande distribuzione. Si tratta di due modelli quasi opposti: da un lato la piccola distribuzione che, innervandosi sulla tradizione, fa leva sullo stampo familiare di cui mantiene il testimone; dall’altro la grande distribuzione attraverso la quale passano oggi gran parte dei flussi economici che meritano l’attenzione del mercato. Le trasformazioni in atto passano anche per esperienze simili, la cui differente impostazione possiamo ritrovare nel pagare 10 cent piuttosto che ricevere gratuitamente la shopper con cui portiamo a casa il nostro bottino.

Vi lasciamo all’audiovisione di un lavoro di prossimo completamento con cui festeggiare la creatività del fare la spesa, gioco senza tempo nè età: IN.da.CO.

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