Capire tu non puoi, chiamarle solo puoi, RADIAZIONI

Con sommo ritardo, l’ultimo film di Herzog è stato finalmente visibile anche nelle sale italiane.

Lo and Behold. Internet: il futuro è oggi” propone di analizzare i vantaggi e i problemi che ha portato e porta tutt’ora l’avere a che fare costantemente con internet.

Infatti, nonostante sia paradossale, spesso anche un telefono cellulare viene considerato al pari di una mattonella quando non è connesso ad internet. Internet è considerato quasi una prima necessità, sia quando si pensa all’abitare una casa che quando ci si trova in viaggio.

Attraverso 10 capitoli, Herzog sottolinea da un lato la meraviglia dell’inizio di internet – qualcosa che è cresciuto velocissimamente dal suo inizio ad oggi, dall’altro le sue potenzialità. Così come la possibilità di confronto con gli altri sugli argomenti più disparati, il potersi incontrare nei giochi – tentando di resistere alla dipendenza che ciò porta e… una produzione immensa di radiazioni.

Questo articolo approfondisce una faccenda che nel film è stata trattata quasi en passant. Alle interviste che compongono “Lo and Behold” hanno preso parte un gruppo di persone che abitano in una zona americana in cui si svolgono ricerche su segnali di vita provenienti dagli altri pianeti. Per svolgere questo tipo di indagine, è necessario essere lontani da dispositivi che producono radiazioni: altolà allo smartphone!

Il luogo è diventato una fonte di salvezza da chi ha dovuto fare una scelta di vita estrema per causa di forza maggiore: si tratta di persone affette da una malattia dovuta alle radiazioni che impedisce loro di trovarsi in qualsiasi centro abitato di questa epoca.

Proprio come tutti i fenomeni naturali, normalmente siamo portati a pensare che le malattie dovute a radiazioni siano molto lontane da noi e, soprattutto, siano dovute solo a eventi tipo Chernobyl. Herzog ha dato un volto a coloro che conducono una vita quotidiana ritenuta anormale a causa dell’obbligo di vivere senza raggi infrarossi.

O meglio: una soluzione per vivere in centri abitati esiste, purché ci si rinchiuda in una gabbia di Faraday, una gabbia costruita in un materiale in grado di preservare chi è all’interno da radiazioni di ogni tipo.

Insomma, Herzog mette gli spettatori davanti a una dura realtà: per alcune persone il cambiamento delle relazioni cui ha portato internet ha determinato un isolamento obbligatorio che suscita non poche riflessioni su quanto la tecnologia sia diventata nel tempo subdolamente necessaria nella maggior parte delle interazioni.

La differenza è: da un lato la troupe torna a casa, dall’altro a loro, in questo mondo, in questo tempo, non può essere altro che quella del film.

[Ambra Benvenuto]

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