monopOLIO DI PALMA

I tempi di Giovanni della Casa sono stati rivoltati come un calzino dalle attuali abitudini alimentari che si confanno al nuovo (non) stare a tavola. Accade così che processi similari al prendere il caffè al banco contraddistinguano le pause pranzo di molti dove possiamo rintracciare la stringente logica del «da mangiare o da portare?». Le produzioni take away possono dirci qualcosa anche quanto alla riproducibilità dei pasti mentre la pratica del montaggio sembra essersi insinuata nei laboratori di cucina, sempre più a vista, in omologia alla trasparenza tanto degli edifici quanto dei bilanci. E dove non può succedere, ci pensa la telecamera (dunque la tecnologia) a riportare la dimensione del reality.

La cura del sé tocca non più tangentemente la nostra dieta, apice della piramide salutista. Nell’avvicinare le masse al palcoscenico televisivo sempre più programmi insistono sulla cultura dell’alimentazione: se libertà è partecipazione, allora ecco le masse liberate nel partecipare ad un processo che le vede tanto in scena quanto pubblico. Et voilà. Dopo i programmi settimanali della tv analogica, la rubrica quotidiana gusto, messa in onda dal tg5, ha aperto i portali delle trasmissioni ad hoc. E l’avvento del digitale terrestre ha accompagnato questa marcia trionfale nella presa dei palinsesti.

Vi ricordate la storia della paraffina nei prodotti per la cosmesi? Fa un po’ da precedente, sempre per questa storia del salutismo. L’olio johnson ha legato la colorazione alla sua identità. Nel tempo ha rinunciato alla paraffina, proprio perché metterla sul culetto del pupo non è il massimo della vita. La comunicazione dei NON ingredienti fa il suo ingresso nella fase di pubblicizzazione del prodotto. Vedi parallergeni sui deodoranti. Il messaggio diventa più immediato.

Sei mesi fa assaggio un biscotto al cioccolato della Doemi. Non ne rintraccio subito il carattere di novità, ma l’incarto parla piano, l’incarto parla chiaro: SENZA OLIO DI PALMA. Sono passati 6 mesi. Da prodotto appannaggio di piccole case di produzione, dunque di minoranze alla ricerca di una maggiore fetta di mercato nonché di notorietà, su tutte la Pavesi e la Mulino bianco hanno puntato su questo nuovo trend, subissandoci di messaggi promozionali che insistono su questo nuovo assetto, su questo nuovo aspetto.

Alce nero, Boninfanti, Colussi, Coop, Duca d’Alba, Friulbaker,Galameo, Gentilini, Grondona, Le dolcezze di Nanni, L’isola della salute, Loacker, Orlando Panificio, Ronci Vito, Valledoro spa. Sono tutti già acchiappati  qui . E vai di liscio.

Adoro PanPan, il nuovo testimonial delle campagne della Mulino bianco per i Pan di stelle. «E tu ai sogni ci credi?» In questo caso, l’archivio cui rifarsi sono gli spot pubblicitari: dispiegano la propaganda culturale attraverso cellule motiviche audio-video. Il sogno di un mondo liberato dall’olio di palma viene messo in discussione dalla Ferrero, che recupera la sua diversità rispetto al contesto produttivo. Diventa necessario chiarire la propria scelta al consumatore, ridargli fiducia, motore del rapporto di scambio.

Dunque olio di semi misto, olio di girasole, olio di mais, olio di arachidi, olio d’oliva vergine e (RULLO DI TAMBURI) olio di colza ce la faranno a rimpiazzare l’ormai roi déchu? Certo è che o sponsorizzi l’olio di palma come caratterizzante della tua produzione o la demonizzazione in atto potrebbe scalfirne il consumo.

Vexata quaestio, la legislazione europea ha dovuto mettere un limite: dal 2015 è obbligatorio indicare in chiaro, nelle etichette dei prodotti alimentari prodotti nell’Unione europea, la specifica origine di oli e grassi vegetali e, di conseguenza, dichiarare l’utilizzo anche dell’olio di palma. Da qui parte la crociata pubblicitaria. Della campagna c’è rimasto solo lo sfondo del mulino bianco.

Da questo momento in poi nasce l’attenzione in fase di marketing cui si rivolge il presente contributo. Non ne mancheranno altri che passano allargare le maglie della costellazione dell’Olio di Palma. Questa la prima stella sco(pe)rta.

Nel mentre, il da continuare audiovisuale.

[Antonio Mastrogiacomo]

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