Anticriso in Black Friday

Mentre scrivo, è partito il countdown per Natale. Se fai per bene i tuoi conti, ti accorgi che ho scritto questo pezzo il giorno dopo la festa del ringraziamento negli stati uniti del consumo.

Il Black Friday è una tradizione di origine americana che si celebra infatti appena dopo il “Thanksgiving Day”, una festa religiosa che cade negli USA il quarto giovedì di novembre, risalente ai Padri Pellegrini. E non è un caso che questo giorno sia dedicato allo shopping: il periodo dell’anno è vicino alla festività del 25 dicembre, ed è possibile strappare sconti ed articoli in offerta grazie alla tradizione che si è consolidata in Italia negli ultimi anni.

Amazon.it, il colosso più attivo tra le piattaforme web in questo senso, fa da traino dei consumi culturali con cui si è fatto i conti in settimana. E sì. Non cambia molto per te che fai l’ordine sempre con le chiappe belle al sicuro su un qualsiasi piano che ti permetta di mettere il busto a 90°: i prezzi ribassati consentono però un compulsivo stato di ricerca dell’oggeto utile, quello che manca per allargare la tua collezione. Perché lo sconto premia la logica dell’accumulo.

Nel mentre, la consuetudine si è spostata dal web alla vita in strada. E finalmente è facilmente rintracciabile l’osmosi dell’uno nell’altra. Più che in altri giorni, almeno. Tutte le città  si sono organizzate per stimolare il volume degli scambi commerciali e nessuna categoria è rimasta esclusa. Non si è fatto sconto nemmeno a questioni di genere che solo eventualmente trovano la giusta corrispondenza mediatica, fanno notare i più pungenti scrittori degli stati su facebook.

L’anno scorso per la prima volta ho partecipato in qualità di consumatore alla ridda commerciale in oggetto conosciuta come black friday. Nessun risultato portato a casa. Ci pensò il Cyber Monday a rimpinguare il mio parco device informatiche, con un Kindle Fire 7 pollici HD scontato di 15 euro. TOP. Nel mentre, non avevo notato la pervasività del fenomeno se non in qualche centro commerciale fuori le mura, primo ricettore di questa misura d’importazione da oltreoceano, quasi un tentativo, poco raccolto a dire il vero, per lanciare la moda della fila all’ingresso. Ma si sa. Noi italiani siamo lenti. E le cose ce le devono mettere sotto gli occhi. Portare fin sotto casa. Ma non è detto le cose debbano rimanere immutate.

Così, gli esercenti si sono mobilitati ché i consumatori potessero trarre vantaggio da questa giornata. Negozi di strumenti musicali, parrucchieri, estetisti, ferramenta, l’haute couture e i piccoli negozietti che vendono vestiti e vestitini, scarpe e scarponcini, negozi di informatica spicciola e grandi catene al nostro servizio. Solo le attività dedicate alla ristorazione si sono tirate fuori da questa gara al ribasso per consentire alle masse l’assalto ai prodotti in tempo di crisi. Veniamo infatti dal secondo calo dei consumi consecutivo registrato nel 2016. C’è poco da aggiungere e molto da ricordare a chi riteneva la crisi scongiurata. Ad ogni modo, +25 % negli acquisti che in un normale venerdì. Mica cazzi.

L’argomento diventa chiaramente una tendenza di cui parlare sui social, con gli amici, a scuola, in fabbrica. Irrompe nelle famiglie che, pur avendo parecchie difficoltà economiche, sognano come sarebbe bello approfittare di una giornata che sembra pensata tendenzialmente per loro, come se la merce gli andasse incontro perché ribassata, a dire: prendimi, sono tua, oggi come non mai, oggi più che mai.

E nonostante i soliti italioti con la puzza sotto il naso lamentino il sapore edulcorato di una iniziativa a marca stelle e strisce, ancora reticenti alla sostituzione del carnevale con Halloween, le nuove generazioni, entusiaste, proclamano la loro fedeltà al black friday considerandolo come un passo avanti verso il privilegio guadagnato dalle masse ad accogliere la merce in casa propria: di mira la cura del sé, declinata nella variante più marcatamente commerciale.

In conclusione, questa giornata ha tutto il sapore di una iniziativa rivolta alle masse, ridotte alla particellare individualità che le compone. L’obiettivo è rimediare alla mancanza di sfizi resa inevitabile dai ritmi economici da sostenere, dove le continue spese mensili affievoliscono il già lauto guadagno derivato da un contratto a tempo determinato, rinnovato a scadenze ad orologeria.

Ecco perché siamo ben lieti di accogliere tra i nostri nuovi riti così marcatamente economico-friendly il black friday: perché ci fa sentire ancora una volta una massa di integrati più che il fertility day.

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