Memorie dal sottosuolo 2.0

Dead…go!

Qualche mese fa la App Pokémon Go ha permesso ai giocatori di avere a che fare con le amate bestioline nella realtà circostante, purché la si guardasse attraverso lo schermo del proprio smartphone. Poche settimane dopo, non hanno tardato a comparire questioni dal sapore macabro. Del tipo: bisognerebbe fare qualcosa per fare sì che non compaiano Pokémon ad Auschwitz? Che significato ha un Pokémon “trovato” sulla tomba di qualcuno?

Il fatto che ci si senta così euforici nonostante non si sia a contatto con qualcosa di realmente esistente ha ispirato i creatori di Spot Message, una app in cui è possibile programmare dei messaggi scritti e vocali da far arrivare ai propri cari una volta passati a miglior vita.

La app funziona proprio con lo stesso meccanismo di Pokémon Go. Non solo l’immagine della persona deceduta compare sulla sua tomba: a parenti, amici e nemici si regalerà il brivido di andare a caccia dei messaggi lasciati in giro per il mondo. Gotta catch ‘em all!

Yoshiyuki Katori, ideatore di Spot Message, ha dichiarato che quando va al cimitero a trovare suo zio si ritrova spesso a parlargli nella sua mente. L’idea di poter continuare a farlo “avendolo davanti” mediante smartphone ha fatto sì che nascesse l’app.

Con Spot Message non ci sarà alcun bisogno di dare eccessiva importanza alle ultime parole dette. Poi, si pongono altre questioni: quanto ci metterà il testamento a evolversi in sms? E una volta che si iniziano a programmare i messaggi da far trovare ad alcune persone, quando si sa che si è detto abbastanza? Quest’ultimo problema in particolare è già abbastanza importante senza considerare che “bisogna” continuare a parlare anche da morti. E se non si lascia nulla, pare brutto?

Post mortem, la parte migliore di te

SafeBeyond è un’altra applicazione pensata per una migliore esperienza post mortem… nel mondo dei vivi.

L’applicazione si propone come assicurazione della vita emotiva. Lì, si può raccontare la propria storia scrivendola con le proprie mani, senza il rischio di poter essere rievocati da qualcuno in maniera poco accurata e con il vantaggio di potersi dipingere come si vuole con – cito – foto, racconti e “parole di saggezza”. 5fb5eedf9d05646cd35cd50d58b4ccac

Ognuno potrà scrivere la propria biografia, assicurandosi di lasciare una traccia. Insomma, la vecchia guardia si sforza di lasciare un’impronta nel mondo fisico. Le nuove generazioni possono avere questa sicurezza a portata di touch screen.

Anche in questo caso, c’è da chiedersi quando è che si sa di aver scritto abbastanza. Per scrupolo, si offre un account gratuito come punto di partenza e tasse qualora la memoria messa a disposizione non dovesse bastare.

SafeBeyond si pone come strumento adatto per colmare il vuoto lasciato da una persona che muore. Probabilmente è questo il pensiero che sta alla base di un altro punto di forza: la possibilità di consegnare le password ai propri parenti o amici, così che possano concentrarsi su cosa fare di account inattivi per ovvi motivi.

Ciò che è certo è che anche chi desidera sfondare creando una app ha intuito un paio di cose fondamentali. La prima è che avendo a che fare con qualcosa di inevitabile e costante come la morte, si tratta di un mercato inesauribile. In secondo luogo, app del genere creano dipendenza in chi ne fruisce. Dopo un lutto, chi ha la freddezza di smetterla di cercare messaggi dall’aldilà?

[Ambra Benvenuto]

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