Il regista delle cerimonie

 

Se il lavoro del wedding planner è vecchio quanto il mondo, certo non era a disposizione di tutti come lo è adesso.

Da quando siamo diventati lo spettacolo di noi stessi è opportuno pensare al meglio questa occasione così importante in modo da lasciare un segno nella memoria di tutti.

Nell’antica Grecia l’imeneo e l’epitalamio erano i canti che accompagnavano questo momento e la possibilità di farsene realizzare uno cucito su misura era cosa di non poco conto.

Tra i matrimoni che sono passati alla storia, quello di Alessandro con Roxane ha esercitato un valore simbolico potentissimo: l’universalismo del suo impero è passato infatti anche da qui. Pensate davvero che abbia organizzato tutto lui per rilassarsi dalle vittorie di Isso e Gaugamela?

E mentre attraversiamo i secoli, troviamo questa costante declinata sempre per le famiglie aristocratiche, come fiore all’occhiello della propria differenza di rango. Era una questione di cerimoniale. E non poteva non trovare spazio in qualsiasi corte, di qualsiasi luogo. Ad esempio, come regista dei fasti nuziali, troviamo impegnato finanche Giuseppe Arcimboldo alla corte degli Asburgo.

In effetti, quale occasione più importante per le relazioni tra gli stati poteva esserci che non il matrimonio? Ve lo devo ricordare io quanto su questo patto si sia ricamato in termini politico-territoriali?

Con un taglio netto arriviamo ad Enzo Miccio, cultore della lirica e dell’arte, cui va sicuramente il merito di aver diffuso e consolidato la figura del Wedding and Event Planner nel nostro Paese. Tanto da ricavarci uno scuola, la Enzo Miccio Accademy, dal 2009.

La rete televisiva Real Time, impossessatasi del tempo dell’intrattenimento spicciolo con l’avvento del digitale terrestre, assicura una offerta in grado di stimolarci sui nuovi orizzonti dei consumi culturali del tutto il mondo che è paese. Il filo della collana della programmazione resta ben teso ed accoglie perline diverse di una collana pur sempre incompleta.

Quanto scritto finora prepara il nostro saluto a don Antonio Polese, al secolo il Boss delle cerimonie. Con la sua dipartita, se ne va un programma televisivo.

Dal 2014 il regista Raffaele Brunetti ha girato questo docureality tra le stanze del castello La Sonrisa, una reggia di Caserta in miniatura pronta ad accogliere tutti, in grado di trasformare chiunque in un protagonista, per un solo giorno. Il fascino esotico del popolino viene celebrato nel suo momento più appariscente, quello di una grande occasione: un matrimonio, una comunione, un battesimo, un diciotto anni. Insomma, una ricorrenza. Da ricordare e far ricordare.

Il montaggio del programma televisivo unisce documentazione e narrazione nel confezionamento del prodotto: troviamo le interviste al pari della ripresa live dell’evento. Ogni momento è registrato secondo il copione della messa in scena, dal pre-cerimonia allo svolgimento della stessa, con alcuni momenti topici a farla da padrona. Senza dimenticare la resa folklorica affidata alla musica (per lo più neomeolodica) e ai figuranti.

Insomma, vediamo in azione due macchine: la macchina organizzativa del castello ripresa dalla macchina televisiva di real time. In tutto questo, non c’è spontaneità ma ogni cosa è preparata. Forse solo le parole del buon don Antonio lo erano. Certo, sempre le stesse. Eppure, tanto sentite.

La portata di questo programma è stata davvero internazionale, trovando diffusione un po’ in tutto il globo, specchio della profonda fermezza che sembra aver trovato dimora nel golfo. E per quanto si possa lavorare per restituire dignità all’immagine della città, basta un programma tv per dimostrare quanto questa operazione sia di poco conto rispetto al potere di un programma televisivo che non documenta una immagine ma tramanda una particolare cartolina della città. La stessa che possiamo rintracciare nei media. Non a caso.

Un piccolo omaggio a chi ha fatto spettacolo prima che la televisione se ne accorgesse

 

[Antonio Mastrogiacomo]
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