Stai sognando?

Che i sogni procedano oltre la nostra volontà e che su essi non possa esercitarsi controllo. È questo un dato di fatto accettato dalla psicanalisi che, nel suo istituzionalizzarsi, si è non a caso limitata alla loro interpretazione.

ONIROnautica

A questa norma psicanalitica, ovvero alla razionalizzazione ex-post dei sogni, fa da contraltare l’onironautica. Per chi ancora non lo sapesse, si tratta di un’attività che consiste nel prendere coscienza del sogno e, dunque, nella possibilità di comandarlo. Da qui il concetto di “sogno lucido”, che già ad inizio Novecento destava interesse in qualche psicanalista che lo sperimentava con finalità terapeutiche. Al contrario del sogno “opaco”, infatti, il sogno lucido può essere vissuto solo da chi ha un rapporto decisamente più disteso, pacificato e meno censurato con il proprio inconscio rispetto alla media. Si tratta dunque di un esercizio potenzialmente molto utile, tanto nella risoluzione di complesse psicopatologie quanto nella “semplice” esplorazione del proprio inconscio e nel suo conseguente rafforzamento.

Tuttavia, dopo circa un secolo, il film Inception (Nolan, 2010) ha impresso una colossale svolta alla storia dell’onironautica. Avendone finalmente visto una trasposizione cinematografica, il pubblico sognante  ha definitivamente conosciuto collettivamente le potenzialità del sogno lucido.

E in effetti, sembra una figata: spesso i sogni ci trascinano in film complessi, enigmatici, apparentemente illogici, spesso così noiosi ed inaccettabili da essere dimenticati. Con l’onironautica, invece, possiamo decidere di sognare quello che vogliamo, di girare il film “dei nostri sogni”. Molto meglio che sfiancarsi su una BMX per filmare con una GoPro dei trick di basso livello, no? Tutto quello che occorre per navigare nell’infinito mare onirico delle possibilità sono solo un letto, un po’ di esercizio e un po’ di pazienza per acquisire la tecnica di controllo, dopodiché il divertimento è assicurato!

ORINOnautica

Mettendo in scena le avventure al cardiopalma di un gruppi di onironauti, Inception ha sdoganato la tecnica del sogno lucido mettendola a disposizione della fruizione di massa. Non vorrei essere smentito da eventuali statistiche, ma l’impressione è che solo da allora il sogno lucido sia diventato un hot topic, di cui si possono facilmente scovare online centinaia di forum e community dedicate ai suoi tanti appassionati sparsi per il mondo.

Ed è proprio su questo recente ma contorto intreccio tra cinema, sogno e realtà, nonché sul fascino che questo gioco onirico esercita sull’uomo massificato del III millennio che occorre interrogarsi, soprattutto se si pensa che il film di Nolan, in quanto prodotto culturale di massa, presenta il rischio di snaturare la tecnica onironautica e di trasformarla da strumento terapeutico in strumento di colonizzazione dell’inconscio.

Ciò a cui stiamo assistendo, in effetti, sembra una novità per la storia dell’umanità: la nascita di un esercito auto-addestrantesi di onironauti in cerca di controllare i propri sogni, ovvero in grado di controllare ciò che al controllo si è generalmente sempre sottratto. Ma oltre alla questione quantitativa, il lucidatore di sogni del III millennio tende a sfruttare il sogno lucido in modo qualitativamente nuovo. Il suo obiettivo, infatti, non è più quello di esplorare e pacificare il proprio inconscio, quanto voler imitare a grandi linee ciò che lo schermo gli propone quotidianamente come modello di emancipazione.
Se così, allora, navighiamo in un mare di… pipì, e l’anagrammatica ci viene incontro: ORINOnautica.

La razionalizzazione compiuta

Con l’onironautica massificata, perfino l’attività onirica viene razionalizzata e, in un certo senso, organizzata secondo la logica burocratica che pervade il nostro stato di veglia. Forse, la grande popolarità del sogno lucido non è altro che una delle tante conseguenze dell’atomizzazione sociale imperante. Gli individui, costantemente isolati l’uno dall’altro nella realtà attraverso dispositivi e pratiche di varia natura, sono alla perenne ricerca di esperienze straordinarie, attraverso cui riconciliarsi e reintegrarsi con l’ambiente naturale e sociale. Quando ci si riesce, ecco la compulsiva condivisione sui social. L’obiettivo, ad ogni modo, è quello di sfuggire al freddo incubo burocratico che ci incatena quotidianamente per assaporare qualcosa che abbia la parvenza della libertà. Ma le possibilità di vivere qualcosa di straordinario sono limitate, e comunque dipendono dalle risorse di ciascuno. In queste condizioni, il sogno lucido si presenta come una via di fuga per i più disagiati. Un modo di aumentare la realtà sicuramente più economico rispetto al Samsung Gear VR (non sappiamo se più o meno “reale”). È gratis!

Tuttavia, l’esodo di massa verso il sogno lucido non fa che esportare e riprodurre i meccanismi di controllo della vita sociale quotidiana nel mondo onirico privato. Se i sogni “normali” servono ad evadere dai vincoli della collettività per far emergere i nostri più inammissibili desideri individuali, allora l’onironautica narrata al grande pubblico attraverso un film non fa che darci l’illusione di potenziare i nostri sogni in una realtà virtuale da comandare a piacimento. È la nuova frontiera della censura.

Così facendo, la volontà del Super-Io sociale viene assecondata perfino durante il sonno.
E la razionalizzazione del sogno, il suo controllo, presentano il rischio di completare la colonizzazione dell’inconscio già in atto attraverso un’intera costellazione di altre esperienze.

[Stefano Oricchio]

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