Prima – Assassin’s Creed, the movie – Parte

Un giuramento al cinema

Fila I, posto 5, sala 3. Ore 20.40. La pioggia precipita da nubi di piombo, risollevandosi dal cemento in una cortina fitta di umidità. L’interno del Modernissimo è spopolato, fuori qualche spettatore accende l’ultima sigaretta prima del film. Mancano pochi minuti all’inizio. Saranno soldi buttati, penso. Oggi si chiude il secondo weekend di proiezione, una prova difficile anche per il miglior film.

La Ubisoft debutta sul grande schermo, mette alla prova la potenza di fuoco della sua industria. È cresciuta esponenzialmente nell’ultimo decennio, in parte proprio per merito del suo capolavoro: Assassin’s Creed. Con nove capitoli principali, otto spin-off, tre cortometraggi, fumetti e romanzi, la saga degli Assassini ha colonizzato l’immaginario collettivo dei cultori degli action-stealth. La trasposizione della serie videoludica arriva il 4 gennaio nelle sale cinematografiche italiane. Prima ancora di approdare in Italia, la critica d’oltreoceano annuncia che i cannoni della multinazionale francese hanno sparato a salve. Il film è preceduto da un’accoglienza inclemente. Le recensioni made in Usa smorzano l’entusiasmo. Sui blog italiani i voti sono piuttosto mediocri, i giudizi sostanzialmente analoghi: l’ennesimo fallimento di portare un videogioco sul grande schermo. Nonostante tutto, la curiosità spinge gli appassionati dell’epica virtuale nelle sale italiane. La tentazione è forte, malgrado le aspettative annichilite dal web. È ancora con un fremito di eccitazione che supero la soglia della sala 3.

All’interno pochi coraggiosi, i puri e duri dell’action movie. Le luci sono già spente, sullo schermo: la pubblicità. Alla mia sinistra siede un uomo trascurato, di mezza età, con un ragazzo al suo fianco. Un uomo separato, penso. La domenica è uno di quei giorni che si passano con i propri figli, quando si è separati. Calvo, robusto, sguardo stanco, mi ricorda l’ispettore Montalbano, almeno per come lo immaginavo da bambino. Alla mia destra la poltrona è vuota. Vi adagio giubbotto e ombrello, prendo posizione, comodamente. La fanfara di fiati e percussioni annuncia che il film sta iniziando. Dopo il monumentale monolite della 20th Century Fox, il logo della Ubisoft indica chi dobbiamo ringraziare per quei 108 minuti di rêverie, a chi, eventualmente, votarci se la storia della Confraternita avrà sollevato la nostra immaginazione verso mete che trascendono ogni ordinaria mediocrità.

Silenzio. Il testo scorre su uno sfondo nero come la pece:

«Per secoli i cavalieri dell’Ordine dei Templari hanno cercato la mitica Mela dell’Eden. Essi credono che questa contenga non solo il germe della prima disobbedienza, ma la chiave stessa del libero arbitrio. Se trovassero questa reliquia, decriptandone i segreti, avrebbero il potere di controllare la libertà di pensiero. Solo la Confraternita degli Assassini glielo impedisce».

Andalusia, Spagna 1492. Siamo proiettati in un monastero oscuro, l’atmosfera è cupa, illuminata da candele. Un uomo incappucciato avanza verso la sala capitolare. Il Mentore della Confraternita recita un rito d’iniziazione:

«Aguilar de Nerha giuri di onorare il nostro ordine nella lotta per la libertà, di difendere l’Umanità dalla tirannia dei Templari e preservare il libero arbitrio?»

«Lo giuro».

Giura Aguilar de Nerha di votarsi alla causa della libertà contro la tirannia dell’Ordine. E mentre giura, un giovane grosso e impacciato mi fila davanti, urta l’ombrello appoggiato alla mia destra, l’ombrello cade, sussulto. Il giovane guarda la poltrona, guarda me, che ancora assorto nel film ci metto qualche secondo di troppo a capire cosa stia succedendo …

«Se la Mela dell’Eden cadrà nelle loro mani, distruggeranno tutto ciò …»

Gli accenno le mie scuse, imbraccio il giubbotto e raccolgo l’ombrello ancora bagnato …

«… protesta, dissidenza, il diritto a pensare liberamente. Giurami …»

Che? Cosa deve giurare? Bagnandomi io stesso, con l’ombrello tra le gambe giuro vendetta alla pioggia e ai giovani grossi e impacciati.

Mi perdo parte del rito, ma non importa. Ritorno al film giusto in tempo per ascoltare il Credo che una giovane e bella assassina pronuncia, mentre arma il braccio di Aguilar della lama della Confraternita:

«Quando gli altri uomini seguono ciecamente la verità, ricorda: nulla è verità. Quando gli altri uomini sono limitati dalla morale o dalla legge, ricorda: tutto è lecito».

Questo dice la donna. Aguilar risponde:

«Agiamo nell’oscurità per servire la luce. Siamo Assassini».

 

Una pericolosissima opera di propaganda?

Usciamo un momento dal nostro cinema e accediamo al web attraverso il computer. Facciamo un salto nel tempo. È lunedì sera, il giorno successivo alla sera della proiezione. Mi accingo a scrivere quanto stai leggendo. So che la saga di Assassin’s Creed è ispirata a una storia vera. D’un tratto sento il bisogno di approfondire le mie conoscenze.

Molti secoli fa, in medioriente, una confraternita estremista di sciiti combatte per difendere la libertà della propria eresia dalla repressione sunnita. Al tempo delle crociate, combatterono contro gli eserciti cristiani partiti alla conquista di Gerusalemme, per difendere i popoli dell’Islam. Gli occidentali li chiamavano Assassini. Su Wikipedia si legge di loro:

«I Nizariti sono la principale setta degli ismailiti, una corrente dell’islam sciita, seguaci dell’Aga Khan, conosciuti in passato anche come Setta degli Assassini oppure semplicemente Assassini, particolarmente attivi tra l’VIII e il XIV secolo in Vicino Oriente come seguaci di Hasan. Compivano omicidi politici mirati.»

La Ubisoft ne fa degli eroi del terzo millennio, costruendo su di loro una mitologia che fa invidia all’epica antica. Il Credo degli Assassini non conosce leggi né morale. Essi combattono in nome di un’unica fede: difendere il libero arbitrio, preservare la dissidenza. Da secoli i loro avversari, i Templari, cercano di impossessarsi della Mela dell’Eden, la reliquia più antica del mondo, il frutto che corruppe il primo uomo e, con esso, l’Umanità. Gli Assassini della Ubisoft giurano di impedirglielo ad ogni costo, votandosi interamente alla loro missione. Come spiega il Mentore durante il discorso d’iniziazione, nella Mela è contenuto non solo il germe del libero arbitrio, ma l’essenza stessa della libertà: «protesta, dissidenza, il diritto a pensare liberamente». Tutto ciò vorrebbero estirpare i Templari. Ottenendo la reliquia, essi sperano di poter ricondurre gli uomini all’ordine e all’ubbidienza. La giustificazione morale del loro agire è portare la pace nel mondo, eliminare la violenza, la guerra e la rivolta, in nome di un’unica Legge. La loro legge: il Progresso. Al cospetto del progresso, il presente non ha alcun valore, non è degno di esistere. «Rendiamo gloria all’avvenire, non al nostro presente», così recita il mantra dei Templari.

La storia di Assassin’s Creed assume dunque il significato profondo di una battaglia allegorica tra i sacerdoti del Progresso e dell’ordine e i difensori della libertà e del dissenso. Poco importa se questa libertà implica disubbidienza: essa è il principio della vita stessa. E la vita, lo sappiamo, è essenzialmente tragica. La cultura ce ne tramanda la drammatica testimonianza da quando ha facoltà di scrittura. Alla vita che non vale la pena di essere vissuta, rispondono gli Assassini con l’affermazione, altrettanto tragica, sì, ma positiva, dell’esistenza. Se la tragedia greca redime la sentenza di Sileno nella rappresentazione estetica della bellezza, gli Assassini ne realizzano una redenzione politica. Bisogna difendere la libertà, a costo della morte.

Ai Templari che si votano al Paradiso cristiano – eternità immutabile dove tutto il tempo scorre come un unico tempo, incessantemente, senza che nulla mai cambi davvero – gli Assassini sembrano rispondere che la vita è adesso, che la libertà è tutto. Soltanto chi soffre è anche capace di gioire; soltanto chi dissente è davvero capace di vivere. Ciò, tuttavia, non significa fare del libero arbitrio la giustificazione del male terreno o un principio di pura anarchia. Tra l’Eternità dei Templari e l’Inferno dell’Apocalisse, dove tutto è peccato e caos, vi è la società civile, la libertà terrena, l’ordine della dissidenza.

Questa è l’idea implicita della saga prodotta dalla Ubisoft. Su di essa, la multinazionale francese ha costruito un impero commerciale che va dai videogiochi alla produzione cinematografica. Con oltre 76 milioni di copie vendute fino al 2014 (non disponiamo di dati che vanno oltre questa data), Assassin’s Creed è diventato uno dei videogiochi più venduti al mondo. E forse una pericolosissima opera di propaganda.

fine prima parte.

[Marco Morra]

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