Seconda – Assassin’s Creed, the movie – Parte

Assassin’s Creed, the movie. Tra finzione …

Il cursore dello streaming mi permette di analizzare il film fissando ogni sequenza, dialogo o fotogramma. Dopo la scena dell’iniziazione, la regia di Justin Kurzel porta al tempo presente. Callum Lynch è un uomo comune, senza madre né padre. Ha trascorso la vita entrando e uscendo di galera. Al suo ingresso in scena è presentato come un omicida: lo attende la pena di morte per aver ucciso … un pappone. Il boia gli inietta il siero e … Ci ritroviamo con Callum molto lontano dagli Stati Uniti, in Spagna, nell’edificio della Abstergo.

L’Abstergo è un’impresa di ricerca e sviluppo finanziata dall’Ordine dei Templari. Più che una struttura religiosa e militare, come fu in epoca medioevale, l’Ordine della Ubisoft assomiglia a una grande società multinazionale, con sede a Londra. Essa investe in ricerca genetica, sviluppo scientifico e tecnologico. Dispone di mercenari armati, legami politici, e immensi capitali, tanto da poter finanziare le ricerche dell’Abstergo con tre miliardi di dollari all’anno.

Tutta l’attività dell’Abstergo è incentrata nello sviluppo e nell’utilizzo dell’Animus: un macchinario che può riportare a coscienza la memoria genetica degli uomini, fino agli antenati più remoti. Scopriamo che Callum è l’ultimo erede di Aguilar. Egli è la chiave per il ritrovamento della Mela.

L’equipe della dott.ssa Rikkin prepara Callum per l’Animus. Il braccio meccanico scende su di lui e lo afferra all’altezza della vita. Cal è spaventato, confuso. Chiede alla dottoressa cosa stia succedendo, cosa vogliono da lui. «Il tuo passato», risponde la dottoressa. Il braccio meccanico solleva Callum, lo tiene sospeso nell’aria per qualche secondo, poi lo scaraventa verso il suolo. Inizia la regressione. E allora giù, verso il baratro, nel 1492.

Siamo a Granada. La battaglia infuria fuori le mura della città. Gli eserciti spagnoli assediano l’ultimo baluardo degli arabi in terra cristiana, nella battaglia decisiva della lunga epoca della Reconquista. Lontano dal campo di battaglia, i Templari, con l’appoggio dell’Inquisizione, hanno svelato il villaggio dov’è nascosto l’infante reale, figlio di Mohamed XII, ultimo sultano di Granada. Gli Assassini devono salvare il principe per impedire che i Templari offrano al sultano la proposta irrefutabile di uno scambio: il bambino in cambio della Mela dell’Eden, che il sultano nasconde nel suo palazzo. Cinque secoli fa come oggi, lo scenario è da guerra fredda, o meglio, da guerra tra civiltà: da un lato gli eserciti dei re cattolici partiti alla riconquista, dall’altro l’Islam politico che muove guerra ai cristiani. Ma cinque secoli fa come oggi, questa guerra sacra nasconde un conflitto ancor più profondo: quello tra gli Assassini, difensori dell’eresia, e i Templari, conquistatori di Gerusalemme.

Gli Assassini si muovono nell’ombra. Uccidono, combattono, cadono fieramente. Soltanto in due sopravvivono: Aguilar e Maria, la giovane e bella assassina di Spagna. I due sottraggono il principe ai Templari e si danno alla fuga. Inseguiti fino a un burrone, Maria riesce a salvarsi mentre Aguilar viene catturato con l’infante.

A questo punto l’Animus riporta il discendente di Aguilar al presente. Nulla di fatto per la dott.ssa Rikken. Cal è fortemente provato, la regressione rischia di danneggiare irreversibilmente le connettività nervose, riducendo a un vegetale chi si sottopone a questa operazione fortemente invasiva. Bisogna attendere che Cal si riprenda per poter ritornare nell’Animus. Ma l’Ordine non concede tempo. Il dott. Rikkin, padre della dottoressa e responsabile amministrativo dell’Abstergo, incontra Ellen Kaye, Gran Maestro dell’Ordine. Questa informa Rikkin che l’Ordine ha deciso di sospendere i finanziamenti, considerando fallimentari i risultati della ricerca. Ne segue un dialogo illuminante. È il Gran Maestro a prender parola:

«Le persone non si curano più dei loro diritti civili, ma del proprio tenore di vita. Il mondo moderno, cresciuto con idee di libertà, sta scomparendo».

Il Gran Maestro c’informa che il mondo si avvia da sé all’ubbidienza. La libertà è ormai retaggio di un mondo che muore. Il benessere e la ricchezza sono i valori della nuova civiltà. Gli uomini vogliono solo condurre una vita tranquilla, poco importa se in schiavitù o senza diritti. Ma il dott. Rikkin ha da ridire:

«La minaccia della disobbedienza e del libero arbitrio esiste. Per secoli utilizzammo la religione e la politica per contenere il dissenso, poi lo abbiamo fatto con il consumismo. Non è ora di provare con la scienza?».

Una scena pregna di complottismo. Gli sceneggiatori del film (tutti statunitensi) vorrebbero farci pensare, col beneplacito dei produttori (alcuni dei quali statunitensi), che esisterebbero poteri forti che tengono gli uomini a bada con religione, politica, consumismo e con le scoperte di una scienza finanziata dalle multinazionali e messa al servizio del potere. Ma figuriamoci! Chi crederebbe oggi a queste cose? Non di certo gli statunitensi! Recentemente gli elettori degli States hanno espresso il loro dissenso contro i poteri forti dell’establishment e delle multinazionali, rappresentati dalla Clinton, eleggendo alla Casa Bianca … un miliardario fuori dall’establishment. Possiamo essere certi che questi sceneggiatori sono pericolosissimi socialisti del partito di Bernie Sanders.

Ad ogni modo, non tutto il male viene per nuocere. Nella Abstergo c’è chi è mosso da intenzioni filantropiche e da fini sinceri. La dott.ssa Rikkin non intende affatto estirpare la libertà quale causa di disubbidienza, ma sradicare dall’uomo il gene della violenza. Un dialogo tra lei e Callum ci offre due punti di vista divergenti sulla questione.

Dott.ssa Rikkin: «La violenza è una malattia come il cancro. E come il cancro speriamo di sconfiggerla un giorno».

Callum: «La violenza mi diede una possibilità».

Sradicare la violenza è possibile? È necessario? Dissente Callum. Per lui, senza padre né madre, la violenza è stato un mezzo per sopravvivere in una vita senza speranza. Può ancora sperare, invece, la dott.ssa Rikken. Prima di restare delusa dal padre, che verso la fine del film le svela le vere intenzioni dell’Ordine, sentenziando laconicamente che «per l’umanità non c’è redenzione», solo controllo. «La gente sarà programmabile», afferma incredula la figlia, dicendosi colpevole per questo. «Lo sarà tutta la società», risponde il padre.

Controllare il genoma umano, modificare gli istinti e le pulsioni, determinare dall’esterno la volontà degli uomini. Il sogno di un mondo senza conflitti si realizza nella riduzione dell’uomo ad automa. Cosa faranno gli Assassini?

 

…e realtà

 

Ma lasciamo per un attimo il film sullo schermo e immergiamoci nei meandri della storia. Accediamo al nostro Animus e torniamo indietro di centotrenta anni. Aleksandr Ul’janov è il giovane membro di un circolo rivoluzionario d’ispirazione terroristica, erede della Narodnaja Volja. È un intellettuale dissidente, in lotta contro il regime zarista di Alessandro III. Insieme ad altri membri dell’intelligencja rivoluzionaria, decide di attentare alla vita dello zar per porre fine al regime di oppressione politica e sociale vigente in Russia. È il 1° marzo 1887. Ma l’attentato non va in porto. Gli attentatori non sanno di essere pedinati dalla polizia zarista e sono arrestati il giorno stesso. Al processo, Aleksandr non chiede grazia, afferma la sua posizione e cerca di spiegare la sua scelta. Wikipedia ci viene ancora incontro, riporta le parole del terrorista, secondo la ricostruzione di Leon Trockij:

«Noi non abbiamo classi così fortemente raggruppate da poter contenere il governo […] la nostra intelligencja è così debole che attualmente non può impegnarsi in una lotta aperta […] un’intelligencja così debolmente compenetrata degli interessi delle masse non può difendere il suo diritto a pensare che sotto forma di terrorismo».

Difende la libertà di pensiero il giovane Ul’janov. E, come insegnano gli eroi della Ubisoft, la libertà di pensiero implica materialmente la libertà di sovvertire l’ordine che la reprime. Il terrorismo viene giustificato come una ineluttabile fatalità scaturita dalla separazione dei partigiani della rivoluzione dalle masse del popolo. Fallisce il giovane Ul’janov, come prima di lui fallì la Narodnaja Volja. Ciò che ne risulta è una condanna a morte. Con altri quattro compagni, è impiccato il 20 maggio dello stesso anno. Si dice che, alla notizia della morte del fratello, l’ancor più giovane Vladimir Il’ič esclamasse: «No, non è questa la via da seguire». Il fallimento di Aleksandr servì a Vladimir da lezione. Alcuni decenni dopo, egli avrebbe scritto: «Per la rivoluzione bisogna dunque, in primo luogo, che la maggioranza degli operai […] comprenda pienamente la necessità della rivoluzione e sia pronta ad affrontare la morte per essa; in secondo luogo, che le classi dirigenti attraversino una crisi di governo che trascini nella politica anche le masse più arretrate». Il testo data 1920. In Russia i bolscevichi hanno già conquistato il potere e messo fine alla guerra civile, instaurando un governo rivoluzionario che negli anni trenta degenerò in un nuovo Ordine. Ma in questi anni esso è ancora sinonimo di libertà e speranza del popolo. La firma riporta il nome di Lenin, nome di battaglia di Vladimir Il’ič Ul’janov.

Ritorniamo, ora, sul nostro sito pirata e scorriamo indietro il cursore fino al minuto 77. Inizia l’ultima regressione di Callum. Questa volta di fronte a lui non c’è la dott.ssa Rikkin, ma il capo della sicurezza dell’Abstergo. Mentre il braccio meccanico cinge il corpo di Callum, quello gli dice:

«Sai da dove risale il nome degli Assassini? Dal nome arabo di una droga: hashashin. Erano reietti della società, abituati a rubare e uccidere a sangue freddo. La gente li considerava pazzi, drogati. Invece erano intelligenti: usavano questa reputazione per nascondere la dedizione ai loro alti principi, superiori a quelli del nemico più forte. E per questo li ammiro. Ma tu non sei uno di loro, vero?»

Il mercenario al servizio dell’Ordine ci dice che gli Assassini – gli assassini! – sono uomini di “alti principi”, dediti alla loro causa, moralmente superiori ai loro nemici. Non è difficile per lui ammirarli. Gli Assassini uccidono per alti principi – cosa vuol farci credere? che uccidere per alti principi è ammirevole? – mentre lui, il mercenario, uccide solo per soldi. Le sue parole hanno il suono incantevole di un’apologia.

Nell’immaginario della finzione di Assassin’s Creed (film e videogioco) gli assassini sono uomini che combattono, latitano, uccidono e muoiono per “alti principi”. Nell’immaginario reale dei sistemi di pensiero occidentali, essi sarebbero terroristi.

Con ciò ci avviamo alla fine del film. Ma il finale, si sa, non va mai svelato. Potrebbe rovinare la sorpresa a quanti non hanno ancora trovato un sito pirata per vedere il film in streaming. Ma una cosa possiamo dirla. L’industria dello spettacolo dispiega la sua potenza estetica: il finale produce sorpresa, suspense, emozione. Soprattutto al cinema.

Si accendono le luci in sala. Finita la proiezione c’è già chi parla del videogioco. Qualcuno, deluso, commenta la scarsa aderenza del film alla saga; altri, invece, esprimono aspettative favorevoli per l’uscita del sequel. Un ragazzo alla mia sinistra chiede al padre il nome preciso dell’assassino. “Achilar, Aquilar… Qualcosa del genere”. Sorrido, e mi viene quasi da rispondere al mio ispettore immaginario che il nome dell’uomo è Aleksandr Ul’janov, Vladimir Il’ič, o Guy Fawkes. Oppure, perché no?, Renato Curcio, quarant’anni fa.

[Marco Morra]

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