Bello Figo, parabola del postcolonialismo mediatico

Siamo tutti troppo rella

“Io sono swag
swag Mattarella
 perchè io sono troppo rella
scopo la tua sorella
perché sono meglio”

Che si rivolga al Presidente della Repubblica o all’ascoltatore, il messaggio è sempre lo stesso: Bello Figo si scopa la sorella di qualcuno. Nel mentre, decide di farne una canzone, citando il buon vecchio Sergio. Se non ci siamo già, il reato di vilipendio del presidente della repubblica è davvero vicino, ma aggirato alla grande e con tanta poetica swag.

Ad uscire compromesso dall’opera di Bello Figo tuttavia non è solo il politcally correct, bensì tutto quel sostrato della società italiana che fino a ieri credeva davvero di regalare 35 euro al giorno ad ogni immigrato.

Il paradosso culturale generato dall’ex gucci boy consiste nel comportarsi da italiano razzista: insultando se stesso e tutta la categoria degli immigrati, Bello Figo incarna tutti gli stereotipi che la cultura fascio-televisiva capitanata da Alessandra Mussolini riserva loro (“io no pago afito, no faccio praio”), costringendo l’italiota medio all’inaccettabile compito di identificarsi con un ghanese che – a loro fa male ammetterlo – è un italiano qualunque.  Il UAIFAI è la prima cosa che chiediamo anche noi quando ci spostiamo.

A pensarci meglio, questa storia sa proprio di postcolonialismo. Certo, Bello Figo non sarà uno spiccato intellettuale né un leader terzomondista, ma quando un immigrato, in Italia, arriva a prendere per il culo i governi degli ultimi 20 anni il culmine della condizione postcoloniale è giunto, ed inizia la fase di discesa.

giphy
Postcolonialismo mediatico

La parobola del postcolonialismo mediatico (dal Vangelo secondo Luca Giurato)

Bello Figo è allora un eroe postcoloniale? Laddove il fatto rivoluzionario è associato alla restituzione di dignità culturale e politica verso l’ “Altro”, storie del genere non possono che essere benvenute, tanto più se amplificate tramite Internet e la TV. Ma che effetti ha la riproducibilità del messaggio su di esso, in questo caso?

Facciamo un gioco. Nelson Mandela, Barack Obama, Papa Francesco, Bello Figo. Non è una barzelletta: ad accomunarli è la loro appartenenza più o meno diretta alle periferie del sistema, alle colonie. A distinguerli è il loro mo(n)do mediatico.

Mandela ha sconfitto l’apartheid con la lotta armata e con la radio. Obama ha bombardato mezzo mondo, mentre parlava all’altra metà dalla tv. Bergoglio non è che abbia fatto tanto, c’ha solo Twitter. Bello Figo mette video su Facebook deridendo i Salvini vari, come lo vedete Premier 2020?

imageedit_2_9706168971
Yes you swag

La differenza sta nel grado di materialità e di partecipazione. I cannoni degli eserciti del colonialismo hanno lasciato ferite aperte ancora dopo secoli. La libertà è stata riconquistata con le armi e con le mani sporche di sangue. Poi tutto ha iniziato ad avvicinarsi in una rappresentazione sempre più  calda e densa, così che ne siamo soddisfati al solo guardarla, senza fare niente. E il mondo là fuori continua così com’era.

[Stefano Oricchio]

Annunci

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...