Porta Nuova Rendering

Domenica 29 gennaio 2017 a Milano – Porta Nuova.

Provo a miscelare gli elementi della documentazione con gli elementi dispettosi decantati da un altro genere di esperienza. Le informazioni, i dati della memoria fotografica, li diluisco nella massa informe del vissuto, involontariamente, sbadatamente, assecondando reflussi diacronici.

Porta Nuova è l’isola dell’urbanistica. I treni che un tempo collegavano i quartieri Garibaldi, Isola, Varesine hanno cambiato rotta verso Piazza Duca d’Aosta, l’odierna Stazione Centrale. La recisione delle arterie ferroviarie ha smembrato i tre quartieri; sono rimasti vasti spazi scoperti e abbandonati, carenza di ossigeno ed ipossia ischemica. Dal 2007 l’isola in cura segue il Protocollo Porta Nuova, ambizioso intervento architettonico che mira a riarticolare le membra disgiunte di Garibaldi, Isola e Varesine. Ancora nel 2017 diagnostico dei tessuti cianotici. Si tratta di crateri fangosi, recintati da fitte ringhiere smaltate fra le quali appena posso scorgere l’area malata. Sincopando il passo provo a fissare lo sguardo tra una barra e l’altra, spio nel cratere del cantiere. Infine, trovo il Render: mi quieta vedere il tipo di chirurgia a cui verrà sottoposto questo spazio. Grazie al pannello illustrativo riesco a render-mi conto dell’intervento venturo ma non pervengo a visualizzare il Trailer della prossima eruzione. Penso adesso alla salute della terra sventrata – tempo attuale – poi alla promessa della forma futura – 2020 – balzi indietro dal futuro e già sei qui. Io ti vedo 2020, catturami nella tua totale (pre)visibilità: che l’elaborazione grafica delle tue aspettative rimpiazzi di colpo questo presente agonizzante. 

Parola performativa: l’incantesimo è riuscito. Entrerò nel Render rendendomene conto. Non c’è nessuna via da percorrere, sono localizzato in punti dove sono come spedito.

Piazza Gae Aulenti – Su di un cartello una frase dello scrittore Luca Doninelli: «Aprire una nuova piazza è come aprire una nuova strada. Significa dare alla città un nuovo pezzo di destino, una folla di nuove possibilità, di nuovi inizi». Isolani e turisti ologrammatici si accomodano, circolano, scattano fotografie distribuiti sulla superficie della Piazza. La tensione si allenta, gli ologrammi sorridono rallentando bruscamente l’andatura. Prima di accedere alla Piazza, la documentazione disposta su pannelli didattici. Ci si appressa all’opera, si impone l’acquisizione di qualche dato, in via precauzionale. Mostrano – i pannelli – com’era, com’è, come sarà: the square. Recitano – i pannelli – una letteratura smart intorno agli standard europei, design ed efficienza energetica, innovazione tecnologica e sostenibilità.

Accesso consentito. Si alza il capo sullo skyline, si china il capo davanti ai negozi finemente intarsiati nell’architettura della Piazza. La portata principale è una fontana a cascata con cratere centrale; seguita da una panchina scolpita su letto di fontana a sfioro dove si specchiano fluidi grattacieli: la città e il suo doppio. La sdoppio sovrapponendola al Miroir d’eau che ho sfiorato a Bordeaux. Poi, con liane link cerco la Crown Fountain di Chicago, Illinois, fendendo la vegetazione web con Google Chrome, Mountain View, California. Il Miroir è un trampolino su 3 giorni di silenzio a Bordeaux, l’immagine della Crown Fountain è il surrogato digitalmente inciso di un altrui ricordo che si esibisce in autodafé al ricordo che più non è.  

Ben integrati con il paesaggio circostante gli ologrammi continuano a circolare, leccare gelati, visi rilassati ma un po’ trasparenti. Qui ci si rifugia dai ritmi frenetici di Milano; terapeutica confrontabile con l’operazione Ninfee del pittore Monet per distendere i nervi dei parigini. Anche l’Agorà del nuovo millennio è un’opera d’arte. Il potere se ne prende cura, vigilando oziosamente dietro i vetri dell’Unicredit Tower o dalle rupi del Bosco Verticale dove ruggiscono i leoni finanziari del Qatar. In questa tecnologia del potere invisibile, espiano l’estasi della trasparenza, immortalati nelle icone votive che offrono agli idoli dei grattacieli. Invero, qui non succede proprio niente, nella schiatta dei visibili non vedenti; ma che ne saprà Luca Doninelli degli ologrammi di un Render?

Nel permanente processo di superamento e distruzione di se stessa la città del futuro è già superata. L’ambizione utopica, il campo d’azione delle possibilità umane, delle rivolte, delle relazioni è graficamente quanto concretamente rimosso dal Render nel quale stiamo già circolando.

Samsung District: Dalla Piazza alla Casa del futuro. Distretto tecnologico e digitale al servizio della collettività, «Where people and future meet». Apertura al pubblico Mar-Dom 11:00 – 19:00. Non uno showroom ma un loft in cui fare l’esperienza della casa interattiva.

Poche informazioni. È gratis e All you can try.

Scegli il tuo frigorifero: 4 porte, Side by Side, Doppia Porta. Il frigorifero comunica con il piano cottura, tu puoi comunicare con loro. Il piano cottura propone una scelta di ricette: ignoro, ignoro, questa sì! Mi dice di andare al frigorifero per verificare che ci siano tutti gli ingredienti.

Eseguo. La coercizione è sottile, la disciplina sta nel meccanismo.

Tendo il braccio per aprire il frigo, lo schermo innestato nel dispositivo refrigerante si illumina dissuadendo il gesto. Ha già calcolato di avere tutti gli ingredienti di cui necessito! Mi intima di tornare al piano cottura. Più docilmente eseguo, sto cominciando ad imparare.

Mi volgo alla zona bagno. Lo specchio è nero, di quel nero inquietante degli schermi spenti che tradisce viscosità, una profondità a strati. Lo accendo spostando da destra verso sinistra la mano davanti il mio volto. Ora vedo nel pozzo dello specchio la mia immagine, ciò che sono stato un po’ alla volta ed ora più non sono; di fianco, in anteprima dal futuro, scorro con lo stesso movimento della mano le news, gli indici della borsa, Milano 9 gradi poco nuvoloso.

Passo alla zona realtà virtuale. Qui c’è bisogno di un operatore che mi assista. Indosso gli occhiali e volo sulla slitta di Babbo Natale poi, in un’altra area del loft, realtà virtuale + sedia cinetica mi proiettano in una guerra stellare. Remote arrivano le voci dell’operatore mentre registro una minima differita tra il rodeo della sedia e gli eventi ottici.

Il cinetico trapassa nel cinematico; con un gesto, con uno sguardo disegno la scena della mia azione imponendole una direzione. Faccio come i clowns ma non sono in scena. Sono nell’oscena casa del futuro. Oscena perché qui il corpo (skênos) è mortificato dai comfort della macchina che gli ha soffiato la scena (skené).

La carezza di una cara mano incarna d’un tratto torna plasma ogni ologramma. Si Squarcia il Render.

Usciamo sfiancati ringraziando gli operatori della domotica. Il Samsung District è in via Mike Bongiorno. A due passi da qui, nel vecchio quartiere Isola, è nato Silvio Berlusconi. Uomini del vecchio set(ting) Media. Cala la notte su Gotham City. Domani, in meno di 5 ore, spedito, sono a Napoli.  

[Guglielmo Pisani]

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