Quanto rende un Millennial

Cosa definisce una generazione?

Dando un’occhiata alla voce “generazione” in libri ed enciclopedie di sociologia, una generazione è formata da un gruppo di persone che ha vissuto gli stessi eventi in un tot di tempo determinato.

Cosa definisce una generazione oggi?

A quanto pare, più che di una serie di eventi in generale, nella definizione di generazione oggi sono le strategie di marketing ad avere un peso considerevole.

L’esigenza di queste domande nasce da una parola di cui si abusa negli ultimi anni, Millenial: una parola con cui si indica la generazione di coloro che sono nati tra gli anni ’80 e il 2000. Non appena si prova a dare un senso a questa definizione, si incappa in altre mille definizioni: generazione X; generazione Y; generazione Z; baby boomers e echo boomers (oppure new boomers).

Facciamo chiarezza: i baby boomer sono coloro nati tra gli anni ’50 e ’60; gli echo boomer sono una generazione relazionata a quella precedente: si tratta di persone nate tra il ’63 e l’80. Quest’ultima generazione è conosciuta anche come Generazione X. Nonostante sia in riferimento a questa generazione che le strategie di marketing e la cultura popolare inizino a far sentire il proprio peso, questa generazione viene definita “x” per una mancanza di identità sociale definita.

Alla X segue la generazione Y, quella che include le persone nate dopo l’80 e prima del 2000, i cosiddetti Millennial. La generazione Z, invece, è quella cui appartengono tutti coloro che sono nati dopo il 2000.

Nonostante sia la generazione Z ad essere nata in un mondo già iperglobalizzato grazie ad internet, sono i Millennial ad essere oggetto di maggiore interesse: Cosa fanno? Cosa pensano? Cosa ascoltano? Cosa guardano?
Poi, due domande fondamentali: Quanto utilizzano internet al giorno? E, soprattutto, cosa comprano?

La generazione dei Millennial è quella di maggior interesse per le aziende che attirano la propria clientela con sofisticate strategie di comunicazione. Il motivo è che i Millennial sono i più interconnessi e connessi ad internet. Il loro essere always on non si fonda solo sulla rintracciabilità perenne ma sul risolvere qualsiasi problema di vita quotidiana grazie ad una risposta dalla rete.

I veri Millennial, a quanto pare, prestano molta poca attenzione alle informazioni cartacee – dunque anche a volantini informativi – e sono più sensibili alla pubblicità online – con o senza AdBlock.

Secondo alcuni studi, i Millenial sono propensi a suggerimenti che appaiono “amichevoli”, dunque per un’azienda è più proficuo pagare un influencer (una persona con un certo seguito che tramite una propria pagina o sito raccomandi dei prodotti) che pensare a sofisticate strategie. Insomma, nonostante internet sia un mondo enorme, il marketing continua ad avere successo soprattutto nella formula “uno a uno”, una formula in cui si cade nell’illusione che quell’infuencer stia consigliando quel prodotto proprio a noi, senza secondi fini. Il Millennial-tipo categorizza la pubblicità come falsa quando “assoluta” e veritiera se inserita in riviste di settore o blog.

Economia a parte, quella dei Millennial sembra essere una generazione costituita da una forte identità, sebbene non manchino numerose contraddizioni.

William Strauss e Neil Howe, due studiosi delle suddette generazioni, dichiarano che quella dei Millennial vanterebbe una grande somiglianza con quella “Great” (che raccoglie i nati dal 1901 al ’24). Tale somiglianza sarebbe dovuta a un grande patriottismo (in barba ai cervelli in fuga – così parrebbe) e senso del dovere. Dall’altro lato, sono in molti a sottolineare che la predisposizione ad essere sempre in rete potrebbe far pensare a tendenze iper-collaborative così come a narcisismo da social.

Se, grazie alla perenne interconnessione con gli altri, i Millennial sembrerebbero avere spiccate capacità empatiche, dall’altro lato c’è la definizione di “boomerang generation” a dipingere i nati tra gli ’80 e il 2000 come eterni bambini, attenti allo shopping, ad apparire cool a tutti i costi e a restare il più a lungo possibile a casa con i genitori. Ciò che emerge spesso è che la sindrome da Peter Pan di molti Millennial è proporzionale alla superficialità di chi effettua tali studi.

I Millennial sono oggetto di interesse in quanto non sono più “i bambini” ad essere il futuro ma gli esponenti di questa generazione. Per tale motivo, non sono pochi gli articoli in cui i nati tra gli ’80 e i 2000 sembrano fungere da capro espiatorio per problemi che sono piombati sulle loro spalle così come benefici e malefici sono piombati sulle spalle delle generazioni X ecc.

Da veri abitanti della net, i Millennial hanno già provveduto a reagire col sorriso: non sono pochi i meme a tema che sottolineano le contraddizioni di titoloni e articoli che più che catalogare con successo una generazione complicata proprio come tutte le altre non fa che confondere le idee.

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[Ambra Benvenuto]

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