Due non arrivano

Gli IR sono i convogli più affollati d’Italia.

Sebbene mediaticamente inconsistenti, basta pensare a quanti ce ne sono per rendersi conto che sono proprio loro gli alveoli che ci fanno respirare, trasportandoci dappertutto nelle asfissiate stazioncine italiane. Non godono di alcun vantaggio, devono dare la precedenza sempre a treni gerarchicamente ed economicamente più importanti quali gli IC e le ben più famose frecce, scoccate a frequenza oraria dalle stazioni più importanti, quelle targate appunto GrandiStazioni.

Dicevamo, gli IR, la qual sigla sta per InterRegionali. Quelli che permettono a tutti di arrivare dappertutto. Perché se i processi economici si esauriscono nelle città, forse vengono ancora irradiati fino alle campagne. Allora è proprio su questi convogli che reincontriamo parte di quella collettività che in città l’unica cosa che evita è il dormire. Sono i pendolari. Quelli che pagano un abbonamento per viaggiare in piedi. Oltre ai saltuari, che per un motivo x si concendono il lusso dell’esclusiva seconda classe il cui biglietto è ancora maledettamente cartaceo, sebbene si stia facendo di tutto per renderlo digitale. Se non fosse per quello dell’ultimo secondo pronto con un click.

La misura del treno regionale valido per il solo giorno prescelto per il viaggio regola gli attuali traffici, fino a nuova norma dalla difficile sebbene non impossibile ideazione. Bisogna infatti combattere l’evasione del titolo. Meglio questo che applicare tornelli all’ingresso e all’uscita del binario o disporre del personale ad hoc, oltre al controllore nel saltuario esercizio della sua funzione. Certo, noi passeggeri non siamo assolutamente facili da gestire, ma è vero anche che le misure introdotte sanno veramente di palliativi. E così, i treni regionali sono la nostra vettura a misura di lavoro, ci garantiscono la mobilità pubblica, ci evitano il ricorso al mezzo automobilistico privato. In attesa che la sharing economy faccia breccia a suon di liberalizzazioni varie. Ma bisognerà aspettare il giusto adeguamento dei mezzi ai fini.

E così, se da un lato il fine controllo dei mezzi A/V faccia destinare le giuste vetture ad ospitare il congruo numero di utenti necessariamente paganti, ben altra sorte tocca ai più sfortunati parenti IR: imprevisti, cambi dell’ultimo momento, un cattivo adeguamento del traffico alla vettura decidono delle sorti di chi deve pur sempre spostarsi. Così, un treno jazz di ultima generazione, ottimo per spostare flotte da san giovanni barra  a pozzuoli, si rivela insufficiente a trasportare i viaggiatori da Napoli a Caserta, soprattutto quando si deve attraversare l’hinterland della città metropolitana più popolosa del sud Italia.

Fogli interi pieni di segnalazioni per protocolli riempiti e mai adeguatamente esauriti nella loro funzione, in onore forse dei vecchi discorsi che trovavano spazio nelle storie di tutti i giorni di Fogli. Dal 1982 al 2017 l’unica cosa guadagnata è stato un mondiale. Per il resto, nella storia della cultura sono più i diritti persi che quelli guadagnati. Senza dirci niente dei doveri. L’unico Doveri riconosciuto è infatti il sign. Daniele, della sezione di Roma1.

Nel frattempo l’alternanza scuola lavoro ridistribuisce il suo potenziale in giro per la nazione, con le studentesse dei turistici che gestiscono le macchine self-service all’interno della biglietteria trenitalia ricoprendo il più ben complicato officio di ufficio di informazioni turistiche adeguato ai trasporti. Le sigle dei biglietti hanno infatti demolito ogni residua certezza del viaggiatore, incapace di stabile se il suo Na6 sia valido per tornare a casa. Perché la fascia di redistrubuzione chilometrica è fatta a cazzo. Un po’ come i piani di studio che decidono della validità dei crediti da collezionare pur di terminare gli studi nelle diverse accademie che redistribuiscono il sapere.

La morale della favola sta nell’isteria collettiva che domina i passeggeri con un regresso alla barbarie che ridefinisce i rapporti con l’altro, una sorta di legge della giungla cui può facilmente sostituirsi la legge del più forte. Oltre al decisivo accumulo di materiale a sfondo razzistico che siamo costretti a dover stemperare ogni volta che si fa leva sulla presenza dell’altro come minaccia alla propria presenza. Il ricorso alla scorciatoia umanitaria è quello più semplice da reimpiegare quando un diritto negato alla fonte trova riscontro nella sua distribuzione.

Si fa spesso riferimento alla densità delle nostre cittadine, con Portici a detenere il primato. Credo sia opportuno riconsiderare la densità per metro quadrato dei passeggeri nei mezzi di trasporto, tra la gomma e la rotaia.

[Antonio Mastrogiacomo]
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