Interfacce

Quando i laboratori della Xerox lanciarono Star, l’interfaccia grafica a cui dobbiamo il concetto di ambiente desktop, il rapporto uomo-computer veniva finalmente reso pratico per tutti dopo decenni di codici binari allo stato puro.

Era il 1981, e si era appena deciso che il computer dovesse fungere da scrivania digitale. Oltre all’esplicita metafora lavorativa, nell’ambiente desktop troviamo un concentrato di cultura moderna fatto, tra gli altri, di modelli geometrici (il piano, le due dimensioni,  gli assi cartesiani), logici (gli algoritmi) ed estetici (le icone, i colori, le animazioni). Chissà cosa sarebbe successo se, al posto della scrivania, ad ispirare la prima interfaccia fosse stato uno strumento musicale.

Comunque, dopo aver tradotto graficamente il sistema operativo, al mondo dell’informatica si presentò la necessità di rappresentare sempre meglio le singole operazioni. E vai col software:  nuove interfacce, sempre più elaborate per diventare paradossalmente più semplici per l’utente. L’idea che la cosa più facile per tutti fosse lasciar perdere non fu mai presa in considerazione da nessuno.

Anzi, con Internet l’interfaccia ha dovuto prendersi finanche una nuova responsabilità, quella di personalizzare l’esperienza di navigazione. Ci voleva qualcosa di ancora più familiare, tipo la home page. Solo che, come nel passaggio da individuo a società, e cioè da autosufficienza a interdipendenza comunicativa, anche nel passaggio da computer ad internet si attua una violenza linguistica che riflette le diverse posizioni di potere in gioco. La lingua in questione, qui, si chiama web layout e, come quella tradizionale, presenta evidenti disparità. Se si confronta il sito web dell’università con quello di una multinazionale l’esito è impietoso – a meno che l’università in questione non sia anche una multinazionale, ovvio.

Nell’evoluzione del web layout, si dice spesso che i contenuti visivi abbiano sopraffatto i testi. Si ragiona meno, però, sul conseguente passaggio: da navigazione a scroll down. È un passaggio involutivo, in cui si registra un calo della partecipazione attiva dell’utente, prima impegnato a districarsi in un labirinto di iperlink e ora invece pendolare su un binario unico fatto di immagini in altissima risoluzione affiancate da didascalie sempre più brevi. Ed è come al solito Facebook a fornirci uno spunto in più: i video che partono in automatico per raccontare una storia virale ogni volta diversa portano l’utente addirittura alla passività.

Ancora a proposito di Zuckerberg, una ricerca rivela un dato interessante: che la sua evoluzione è stata sempre percepita dagli utenti in maniera positiva relativamente alla grafica ma non alla funzionalità. Come a dire che Facebook sia più bravo a nutrire il nostro ego che “a mantenerci in contatto con le persone della nostra vita”. Anche La Repubblica.it non ha celato troppo in profondità una contraddizione simile: il portale di informazione preferito dagli italiani ha infatti cambiato layout il 27 febbraio, corredando per circa una settimana video tutorial e slide introduttive a mo di istruzioni per l’uso. Forse le redazioni ci tengono di più a mostrare i fatti che a farli capire.

Come anche Youtube, monarca indiscusso del contenuto video in cui l’interfaccia grafica gioca un ruolo ancor più particolare. Me ne sono accorto l’altro giorno quando, a causa di un rallentamento della linea, nell’infinita lista di video che gli algoritmi del sistema propongono all’utente visualizzavo solo i titoli, senza immagini di anteprima. Lo spaesamento è stato totale, non riuscivo a decidere cosa vedere: titoli e descrizioni non servivano a niente e ho preferito quittare il sito. Mi dispiace aver fatto perdere qualche visualizzazione a chi di esse si nutre, ma non è colpa mia se l’interfaccia determina l’utilizzo.

La rilevanza del web layout nell’esperienza digitale quotidiana è così profonda da apparirci quasi naturale, pur essendo frutto di attente scelte operate dagli sviluppatori. È per questo che Youtube, avendo cambiato interfaccia anch’esso da poche settimane, offre ora all’utente la possibilità di tornare alla home page precedente. Con un omino che fugge via da una porta. Panico. Ma poi ovviamente c’è la possibilità di lasciare un feedback. Non sia mai altrettanto.

[Stefano Oricchio]

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