Teologia della politica o politica della teologia?

A causa del suo eccessivo ottimismo, del disprezzo per le opinioni opposte, della fiducia nella natura umana, dell’illusione di poter scindere il credente dal cittadino (al mattino lavoratori e di notte fedeli), a causa del mito della libertà assoluta, la democrazia liberal-progressista ha perso il contatto con la volontà generale. L’idea che essa avrebbe seppellito la storia sembra sia finita travolta dalla medesima. Questo periodo sembra compiere la rivincita di Schmidt e della moltitudine di Spinoza. Con questo gioco di associazioni non si vuole sostenere che sia in atto un’inversione di marcia dalla separazione tra stato e religione, ma mostrare alcune affinità tra teologia e modernità anche se a volte sembrano mondi lontani.

Spesso nelle discussioni politiche si sentono espressioni del tipo “sei un tifoso, non un elettore” oppure “sei un fedele”. Il motivo potrebbe essere un semplice imbarbarimento dei rapporti umani dovuto all’ incapacità di comunicare, oppure c’è un così alto impoverimento degli argomenti che si viene spinti a difendere una causa solo con l’insulto e la calunnia. Se questo è vero c’è anche qualcosa di più nei processi sotterranei che portano a manifestazioni di questo genere.

Per lungo tempo, politica e religione sono state la stessa cosa. Poi si sono divise, fino a scollarsi del tutto. Ma nella rivincita del locale sul globale troviamo anche quella della teologia politica e dei valori religiosi contro il laicismo di stampo francese. L’identità contro la fluidità, il popolo contro i tecnocrati, il ritorno della forza contro il pensiero debole, tollerante e multiculturale. Insieme a questo nuovo fronte identitario troviamo anche la teologia politica islamica e quella liberal-liberista.

Il capitalismo, infatti, è considerato da molti economisti come ordine naturale immanente tipo l’aria, la gravità e l’energia. Perfettibile nel suo concetto ma che non va stravolto. L’accostamento fatto spesso dagli ammiratori del mercato è con l’ecosistema naturale perché il capitalismo è considerato di fatto come qualcosa di connaturato all’ universo. Sappiamo inoltre che il concetto di capitalismo si è sviluppato intorno all’ etica protestante come analizzato da Max Weber. La famosa mano invisibile di Smith pare fosse una riproposizione di teorie musulmane persiane fatte da due filosofi e matematici, Nasid ad din Tusi e Al Gahzali. Già Bonhoeffer, il teologo ucciso da nazisti, vedeva nella secolarizzazione dell’era moderna una mondanizzazione della religione o una ermeneutica dei tempi moderni. La modernità si è messa in competizione con chi veniva prima, ma usando le stesse armi. Walter Benjamin intendeva la rivoluzione come una sospensione del tempo in attesa del momento messianico. Altri hanno visto nella rivoluzione un diluvio universale e nel suffragio un giudizio universale secondo la vulgata vox populi vox dei. Anche il tribunale con i magistrati sembra un piccolo tempio del giudizio emesso da officianti in diretta connessione con la volontà generale ovvero la legge del gregge.

Se si volesse continuare con questo gioco sarebbe divertente vedere il debito pubblico come peccato originale che impone di rimettere i nostri debiti ai nostri debitori. La globalizzazione come la dottrina universale ovvero la buona novella. La Madonna è passata dalle pareti delle cattedrali alla copertina di Vogue e Vanity Fair. Che dire poi degli ebrei, il popolo eletto, più politico di così. E poi la fine della storia con la democrazia liberale prevista da Fukuyama è simile alla fine dei tempi.  Chiunque non sia entusiasta di come vanno le cose viene scomunicato dai nuovi chierici ovvero gli intellettuali che devono demonizzare chi dissente. La tecnologia è il nuovo simulacro, rosario, santino o totem. Invochiamo via social la preghiera di essere considerati maggiormente dalla divinità ovvero la volontà generale della moltitudine. I tycoon alla Zuckenberg sono i nuovi profeti che cambiano il mondo. Allo stato invece chiediamo di moltiplicare i pani e i pesci. I calvinisti chiedono di aiutare i meritevoli mentre i cattolici chiedono di essere con tutti caritatevoli. La democrazia come bene contro male o se siete orientalisti yin e yang. L’elezione come una benedizione. Lo sciopero come un digiuno delle antiche tradizioni spirituali. I media sono la messa ripetuta tutti i giorni. Il liberale come evoluzione del calvinista e il socialismo utopista come evoluzione del cristianesimo. La famosa esportazione di democrazia altro non è che la conversione forzata degli indios da parte dei conquistadores. Il relativismo, il cosmopolitismo e il pluralismo sono invece più vicini all’ebraismo. La modernità doveva essere l’inizio dei tempi nuovi come dopo il diluvio. Non solo, ma anche la nascita dell’uomo nuovo è stata teorizzata come quella di un neo-Adamo. Tutti ci hanno provato, fascisti, comunisti, liberali, socialisti: solo i nazisti volevano riesumarlo dal passato. Siamo passati dal politeismo dello stato-nazione al monoteismo di grandi aggregati politici. Aspettiamo il monoteismo del governo mondiale. Ancora: Robespierre fondò una religione della libertà, Comte voleva fondare una religione dell’umanità, gli Usa sono una religione civile con la sacra trinità di Jefferson, Lincoln e Washington.

La modernità liberale e progressista è stato un progetto universalista a dispetto delle sue intenzioni particolaristiche. Quello che essa non è riuscita a dare è un’identità, ma non per incapacità: proprio per convinzione. C’era la convinzione che nessuno dovesse imporre la propria identità ad un altro o metterla al centro di tutto. Aveva una sua logica che però ha lasciato campo libero a ciò che davvero conta e spinge un uomo ad agire: l’ambito più privato e quindi, come sanno bene i liberisti, più pubblico. Mentre l’anima bella liberale gli parlava delle formalità fondamentali dello stato di diritto, l’elettore cercava un motivo vero per credere in questo progetto moderno e liberale. Non ha trovato altro che incertezza, risposte deboli e insulti. Mentre cercava un progetto più grande di sé nel quale sentire di avere un ruolo, lo deridevano, perché qui la legge è che devi farti tutto da solo.

La modernità liberale non ha ancora perso definitivamente, ma deve cominciare con l’ammettere di essere una visione del mondo, di non essere oggettiva e di non conoscere a priori la soluzione finale ma di cercarla sperimentando di volta in volta. Ecco, ripartendo dai fondamentali, riscoprendoli e usandoli meglio, essa potrebbe avere un’altra possibilità.

Tuttavia qualcuno davvero s’illude che sia in atto un passaggio di paradigma dall’io al noi. In realtà è il passaggio dall’io subdolo all’io spietato. Qualcun’altro apprezza comunque la sincerità, rispetto a chi dissimulava pace e amore per tutti, salvo poi massacrarli lo stesso, ma ci sembra una magra consolazione. L’arco della storia sembra essersi spezzato.  A questo punto, infatti, dalla neo-élite liberal si sta passando a quella identitaria sovranista reazionaria. Quando si dice cadere dalla padella alla brace.

Fino ad oggi, infatti, c’erano da una parte i liberisti convinti che le cose vadano bene, tutto migliora e siamo sulla strada giusta, convinti del loro trionfo schiacciante. Dall’altro i rivoluzionari-riformatori che in questa vittoria non vedono nulla di esaltante ma anzi la catastrofe. Ora ci sono anche i pessimisti identitari incazzati che dopo aver per anni annunciato il declino dell’occidente finalmente se lo possono gustare. Non si capisce se come profezia auto-avverata o come profezia e basta, comunque tutti tranquilli perché hanno la soluzione. A mali estremi, estremi rimedi. Tornare indietro su tutto, rinnegare qualsiasi idea egemone fino ad ora, sputtanare chiunque abbia aderito anche indirettamente a qualcuna di queste aree ideologiche.

Questa presunta reazione all’establishment potrebbe rivelarsi il modo in cui l’élite si è mantenuta in piedi e rigenerata. Quando le cose si mettono male esce il vero volto dell’Impero altrimenti mandano un viso pulito liberal a parlarvi di diritti civili. Quello che a molti sembra un rinnovamento ad altri più pessimisti sembra solo una restaurazione.

[Matteo Vitale]

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