Via crucis. Prima stazione.

Provate a domandare ad un bambino: «Cosa si trova in una stazione?» potreste ottenere come risposta: «I treni».

Talvolta però una tale purezza di reazioni iniziali, prontezza e concisione nella replica, possono insinuare il sospetto fra le instabili certezze dell’adulto. Il dubbio prende allora forma: «Ma in una stazione ci sono davvero soltanto treni?».

Stazione: «Luogo di sosta temporanea di veicoli di vario genere; particolarmente il complesso degli impianti e delle attrezzature necessarie al movimento di persone e merci».

I treni arrivano e ripartono. Così i passeggeri. La stazione è luogo di sosta temporanea di passeggeri di vario genere. Quali sono gli impianti, le attrezzature necessarie al movimento di persone e merci? L’attesa di una coincidenza può innescare il medesimo effetto di straniamento che la svelta risposta del bambino. Sostando in stazione si accoglie l’invito ad abitare l’attesa.

Stazione Roma Termini: «La Shopping Gallery in centro città aperta tutti i giorni dalle 8 alle 22. Meet-Shop-Eat. Roma Termini: Un luogo da vivere». Con i suoi 225.000 mq di superficie totale, circa 480.000 frequentatori al giorno per un totale di oltre 150 milioni ogni anno e 850 treni al giorno, Termini partecipa del G13 delle Grandi Stazioni d’Italia. Il progetto, partendo dalla stazione puerilmente intesa quale luogo di mobilità ferroviaria, mira a trasformare le 13 più importanti stazioni italiane in ambienti confortevoli e sicuri, con la duplice veste di hub multi trasporti e piazze urbane ricche di servizi e opportunità commerciali.

Dall’edificazione nel 1867, battezzata da Pio IX “stazione della capitale d’Italia”, al progetto di Angiolo Mazzoni del 1925 per l’ampliamento del vecchio fabbricato, le trasformazioni architettoniche del complesso non hanno conosciuto pausa. Sebbene interventi recenti abbiano operato una rifunzionalizzazione delle aree interne, la forma generale del complesso si riferisce tuttora al progetto del gruppo Montuori Vitellozzi. Furono loro i vincitori del concorso nazionale istituito nel 1947 per completare l’opera del Mazzoni. Mentre quest’ultimo ambiva a rappresentare l’eternità della Nazione con preziosi marmi italiani adoperati per i rivestimenti delle pareti e i pavimenti, il nuovo progetto esigeva forme chiare, trasparenti e funzionali. Volgeva al termine l’epoca del marmo.

Nel 2013, per sostenere i lavori dell’area sotterranea della stazione, Termini si tinge di rosso. In abito natalizio, evocando un tanto atteso regalo, Vodafone stringe un accordo con l’Atac capitolina per riqualificare l’area del grande snodo centrale della metropolitana. Il restyling della compagnia telefonica svela un inedito monocromatismo dal grigiore immanente delle arterie suburbane.

È la prima partnership di questo tipo realizzata in Italia.  I fondi in arrivo dalla sponsorizzazione della stazione serviranno ad Atac a coprire i costi degli interventi che occorrono alla linea. L’operazione pubblicitaria guadagna una nuova portata. Se la pubblicità in senso stretto aspira a fornire immediata visibilità al prodotto in oggetto, la sponsorizzazione coopera alla creazione di un evento e/o spazio e/o contesto, per lanciare, valorizzare ed ampliare la comunicazione del marchio. In tal senso lo sponsor partecipa: si fa parte attiva nella conservazione, manutenzione e rifunzionalizzazione delle aree che gli offrono ricetto.

Al consueto processo di produzione e sostituzione della réclame succede una potenziata strategia per la quale il Brand arriva ad invadere interamente lo spazio. Grazie alla restaurazione sponsorizzata la stazione si scopre scenario. Un ambiente neutro in continuo allestimento, come una realtà spaziale grondante di commerciali effigi che qui reagiscono fondendosi nel crogiolo di un’amnesica accelerazione. Ne risulta consolidata l’abitudine ottica e tattile verso architetture sempre più temporanee, trimestrali secondo il contratto che impegna Vodafone ed Atac per un’innovativa mise en scène dello spazio. Ai passeggeri non resta che sprofondare nel rosso attendendo la venuta dei prossimi restauratori (già si fanno strada i nomi Coca Cola e Armani).

Intanto sui praticabili dello scenario è possibile mangiare qualcosa. Sono le terrazze speculari della Grande Stazione. Da un lato la vecchia ristorazione “Autogrill”, “Ciao Ristorante”, dall’altro sei ristoranti con vista sui binari: “La Crostaceria”, “Eccellenze della costiera”, “Ham-Holy Burger (sacro come il tuo piacere, holy as your burger)”, “Fresco: Trattoria-Pizzeria”, “Freetoo Liberi di mangiare”, “Fattorie Garofalo, mozzarella bistrot”. Al confronto balzano all’occhio due differenti modalità di concepire la ristorazione, in stazione. La terrazza Autogrill offre un’esigua scelta di formule menù, cibo palesemente mediocre ed una composizione degli ambienti senza appeal.

Inversamente, la terrazza Gourmet accoglie ristoranti tematici dal design accattivante e una vasta scelta di cibi. Ogni ristorante possiede una sua autonomia estetica: dall’uniforme del personale sino alla selezione degli elementi d’arredamento. Al cibo subentra il décor nella funzione di stimolante degli appetiti del consumatore. Più distanti, ai margini delle aree adibite alla ristorazione, schermi ultrapiatti pendono da ogni dove ricordando ai passeggeri i minuti che li separano dal concludersi della loro sosta gastronomica. Tuttavia qui non tutti aspettano un treno o un amico/a. C’è chi è venuto appositamente per mangiare quel delizioso hamburger con il pane di Bonci, o per le prese elettriche che ricaricano ogni sorta di dispositivo elettronico.

Unica pecca i servizi igienici da 1€, anche per i clienti dei ristoranti…

Denominatore comune, sottoterra o in terrazza, è la vastissima offerta commerciale che esibisce ogni categoria merceologica. Non solo treni. Non solo un luogo di transito: un luogo da vivere – come recita l’annuncio – tra scenari transitori e minime correzioni disciplinari.

[Guglielmo Pisani]

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