Si può fare di più

La Silicon Valley è come un seno rifatto, bello da vedere fuori ma deludente al tatto. Non a caso se ne è innamorato il nostro ex premier, noto pallone gonfiato. Ma questa tetta artificiale che fa godere mezzo mondo potrebbe anche scoppiare come una bolla.

È la tesi del massmediologo Douglas Rushkoff che, a proposito della rivoluzione digitale, si chiede quanto valore essa aggiunga e quanto invece ne estragga. A quanto pare il bilancio è negativo, perché se la nascita di un nuovo settore migliora la vita di certi consumatori e produttori esso va anche a distruggere un intero vecchio settore fatto di parecchie altre persone, porta sfruttamento, gentrificazione ed è spesso associata a trucchetti per pagare meno tasse. Dunque il miglioramento della vita del consumatore coincide con conseguenze negative per i lavoratori, come è spesso successo nella storia, ma forse con maggiore velocità ed intensità.

L’uberizzazione, al momento, sembra condurre al monopolio più che ad una società orizzontale. Più che sulla creatività, sembra puntare al ribasso sul risparmio, più che sulla condivisione sembra basarsi sul ritorno del lavoro a cottimo. È la ribalta del lavoratore tuttofare, ma anche gli specialisti che si sentono al sicuro dovranno tremare: a loro ci penserà l’ IoT (internet of things). L’obiettivo è permettere agli oggetti di comunicare automaticamente tra di loro per accedere ad informazioni di altre “cose”. La sveglia, per esempio, potrebbe suonare prima, per avvisarti che c’è più traffico del solito. L’automazione vuole ora dare una identità alle cose.

Una volta creato lo scheletro di questa rete interconnessa, bisognerà facilitare la navigazione tramite il cosiddetto web semantico, nelle parole di Tim Barners-Lee. Grazie ad esso, un documento pubblicato su una piattaforma sarà associato “ad informazioni e dati che ne specificano il contesto”. Questo consentirà ricerche molto più evolute e altre operazioni che vanno al di là dell’intertestualità. E’ un passo avanti verso quella biblioteca universale che il web potrebbe diventare. Il rischio di incoerenza c’è: il motore di ricerca potrebbe associare cose solo apparentemente o nominalmente simili senza che il contenuto venga riconosciuto valido. Per questo Barners-Lee ha sottolineato che nel web semantico sarà fondamentale la “compresenza di più ontologie” basate su informazioni strutturate e regole di gestione della conoscenza certe, con un forte aiuto dell’intervento della comunità e programmi-agenti che aumentino le inferenze tra argomenti simili.
Siamo agli albori di una nuova era ma non ci stiamo capendo molto. Il capitalismo della conoscenza, come è stato chiamato, pare più che altro fondarsi sull’ignoranza e sulle asimmetrie informative.

Un’altra novità che si avvicina e che potrebbe rivoluzionare il mondo è il code editing. Si tratta di una modifica mirata al dna dell’embrione e che potrebbe portare alla cura della cecità, della distrofia e di altre malattie ereditarie. Una rivoluzione dell’ingegneria genetica che potrebbe davvero cambiare tutto ma che intanto ci fa chiedere se non stiamo diventando una parte delle macchine. Secondo Zoltan Istvan il code editing potrebbe causare una nuova guerra fredda. La sua tesi è che se la Cina sviluppasse, come sta già facendo, prima degli Usa questa tecnologia ci sarebbe il ribaltamento finale delle condizioni di forza. Se i bigotti americani impedissero la ricerca perché sarebbe un andare a mettere le mani nel motore, cosa che spetta solo a dio, potremmo trovarci con qualche miliardo di cinesi geneticamente modificati e che conoscono il kung fu come Neo di Matrix. In Italia comunque non corriamo pericoli di questo genere. Se qualcuno è preoccupato per le implicazioni insite in questi cambiamenti può star tranquillo. Tanto noi ci teniamo fuori e come per tutta la modernità la assimileremo passivamente. Saremo investiti dai cambiamenti che ci travolgeranno senza essere capaci di cavalcarli come per tutto il resto.

L’idea di progresso è stata spesso associata all’isola che non c’è, ma questa ormai sembra ai più solo una strada verso il nulla. Lo dissero già Ruskin, Leopardi e Samuel Butler: è una strada che non deve restare inesplorata. Potrebbe rivelarsi l’ennesimo fallimentare tentativo prometeico ma sarà stato importante averci almeno provato.

[Matteo Vitale]

Annunci

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...