Hydraulic press

Quando nel XIX secolo i luddisti sfasciavano a suon di martellate le macchine che avevano reso il loro lavoro insopportabile, nessuno di loro si aspettava che nel III millennio sarebbe stato rimpiazzato da quelle stesse macchine. A corollario dell’automazione produttiva la storia ci consegna infatti la distruzione automatizzata. Nemmeno più lo sfizio di rompere qualcosa, ci si accontenta di guardare (il video di) una macchina che lo fa.

luddismo luddisti
Luddisti in azione

Su internet esiste infatti un’ampia gamma pornografica in cui frullatori, tritatuttomicroonde e presse idrauliche vengono azionati al fine di distruggere altri oggetti di consumo. Tra i principali protagonisti di questo trend c’è un imprenditore che, col suo neo-luddismo alla rovescia, è diventato un famoso Youtuber in Finlandia, terra dell’indistruttibile Nokia 3310. Lo scenario della distruzione automatizzata non può che essere quello del laboratorio, dove tutto – ci fanno notare gli avvisi – si svolge in condizioni controllate. Don’t try this at home: distruggere sì, ma con metodo. I video sono abbastanza popolari (nell’ordine di qualche milione di visualizzazioni), quasi tutti reperibili in HD e slow motion per garantire il massimo dell’esperienza. Portano spesso titoli strillatissimi ma molto significativi, tipo “Il video più soddisfacente di sempre” o “Oggetti di vita quotidiana distrutti”.

Queste scelte linguistiche premettono ciò che i video mostrano e che il numero di visualizzazioni conferma, ovvero che molte persone desiderano distruggere ciò che gli sta intorno ogni giorno per sentirsi meglio. Un desiderio di tipo chiaramente sessuale, fatto di cose che si allungano, che scoppiano, che schizzano e che si accorciano. La scelta degli oggetti da distruggere è gravida di aspettative eccitanti per lo sperimentatore, a cui la distruzione automatizzata restituisce un certo appagamento sessuale. Sotto all’inesorabile pistone della pressa idraulica ci capita anche una Barbie: quando si dice il feticismo della merce…

Come nella pulsione sessuale esiste una pulsione di morte, anche nella distruzione c’è dell’eros. Ma il disagio della civiltà è ora alla rovescia. Che se quello freudiano indicava un’innata ed assoluta volontà di distruzione, capace di riversarsi anche sul soggetto umano del proprio amore fino a sconfinare nell’irrazionalità totale, in questo caso il disagio è quello di una civiltà schiava del rapporto sociale mercificato e che prova a sublimarsi con una messinscena di distruzione delegata. Che sembra un duello tra merci organizzato dal consumatore, ma non lo è. Non ci sono i presupposti per una battaglia. Questa non è Robot Wars. Non più almeno. Sembra piuttosto un rito sacrificale in cui i più svariati agnelli di Dio vengono rimossi dal loro contesto originario e posti sull’altare in attesa dell’inesorabile sorte che gli spetta.

Agnello Dio Oggetto distrutto luddismo
Rito sacrificale per il neo-luddista del III millennio

La speranza del cerimoniere è che esso, vinto ogni giorno dalla merce, riesca a prevalere almeno stavolta. Non riuscendoci, ci riprova con altri oggetti, fino a coprirne l’intera gamma.

Delegando la distruzione alla macchina, riversando la propria rabbia su oggetti di consumo e non più di produzione, affidando la propria soddisfazione ad un video, il nuovo disagio della civiltà, questa volta più che comprensibile, rimane lì buono buono, innocuo. Alla faccia della legge di conservazione: qui tutto si distrugge mentre nulla si trasforma.

[Stefano Oricchio]

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