Rapporti sociali tra cose

Con la sua lettera “R” che in Italia lo vieta ai minori di 14 anni non accompagnati da un adulto, Sausage Party – Vita segreta di una salsiccia (2016) si rivela un film d’animazione effettivamente poco adatto ad un pubblico di bambini per via dei continui riferimenti a sesso e droga. Il pubblico adulto, però, può apprezzarne altre qualità.

Il film è ambientato per buona parte in un supermercato e ha per protagonisti tutti i prodotti normalmente reperibili in un grande negozio. L’umanizzazione della merce e l’esaltazione del suo carattere espressivo sono operazioni che la narrativa, i fumetti e il cinema d’animazione hanno prediletto spesso, da Pinocchio a Toy story, fornendo interessanti rappresentazioni del rapporto uomo-merce e delle regole dell’universo merceologico. Sausage party, però, non gioca sul romanticismo di un burattino fatto a mano che vuole diventare uomo, né su quello di un gruppo di giocattoli per sempre fedeli al loro bambino. Piuttosto, offre un’interpretazione interessante e realistica di quegli articoli da supermercato apparentemente banali con cui abbiamo a che fare ogni giorno.

Sin da subito, il film fantastica sulle pulsioni sessuali degli oggetti. Il protagonista è infatti un wurstel (Frank) che, come tutti i suoi simili, non vede l’ora di infilarsi dentro un sensuale panino da hot dog (Brenda). Purtroppo, però, ogni prodotto è confezionato, imballato ed esposto su uno scaffale da cui non può muoversi, a meno che non arrivi qualcuno a comprarlo. Le merci, dunque, venerano gli uomini che, in quanto clienti del supermercato, possono sceglierli e acquistarli, liberandoli così dalla loro noiosa esposizione museale e permettendogli l’accoppiamento e la scoperta del Grande Oltre, ovvero il mondo esterno immaginato come un paradiso in cui gli uomini si curano di loro.

Tuttavia, proprio come nella realtà, non tutto è rose e fiori. A un certo punto, infatti, una collisione tra carrelli fa cadere i prodotti a terra, danneggiandoli e causando litigi tra essi circa la responsabilità dell’accaduto: la scena sembra richiamare la dimensione conflittuale della diversità su cui il film gioca anche altre volte, per esempio con la rivalità tra prodotti deperibili e non. E proprio questi ultimi – i prodotti senza scadenza che, in quanto tali, la sanno lunga ed hanno una certa esperienza – rivelano al wurstel protagonista la dimensione tutt’altro che paradisiaca del Grande Oltre, favoletta religiosa inventata da loro stessi per tenere a bada la diffusa angoscia degli altri prodotti di essere consumati o buttati via. Ma una verità così brutta è difficile da accettare e gli articoli si rifiutano di credere a questa versione dei fatti.

Lo svolgersi della trama porterà quindi alcune merci a casa di un tossicodipendente che, una volta assunta la sua dose, acquisterà la facoltà di dialogare con esse. L’episodio sarà decisivo nel far capire che è solo in questo modo che le merci possono scoprire la verità sul Grande Oltre. Così, decidono di drogare in massa i clienti del supermercato, i quali si rivelano per quello che sono: consumatori voraci ai quali non interessa affatto stabilire un vero rapporto con le cose. Inizia dunque la rivolta della merce: tra i principali protagonisti c’è una lavanda vaginale che, letteralmente, entra in culo ad un commesso del supermercato e lo tiene per le palle portando la compagine degli oggetti a vincere lo scontro. Segue un’orgia finale in cui le pulsioni sessuali dei protagonisti possono finalmente appagarsi. Banale, invece, il finale meta-narrativo in cui gli oggetti si rendono conto di essere solo un prodotto cinematografico e decidono dunque di viaggiare nel vero Grande Oltre per incontrare i loro creatori.

Sausage party, ad ogni modo, riesce in un’operazione di non poco conto: romanzare in 3d quell’universo di merci di cui tanto si è parlato e si parla. Gli spunti sono tanti e mettono in luce l’autonomia e l’umanità di quel mondo inanimato chiamato merce ma che è pur sempre frutto di un rapporto sociale. Ecco allora che i prodotti, come gli uomini, acquistano un’identità (anche sessuale), soffrono la mancanza di libertà e cercano l’emancipazione; aspirano ad essere acquistati e ad essere impiegati senza però essere buttati via; si scontrano e combattono tra di essi, per via delle loro diverse qualità; credono ciecamente in una narrazione teleologica che si svelerà falsa e di cui è sfortunato protagonista l’uomo. Insomma, Sausage party non fa altro che sceneggiare quella famosa intuizione per cui, essendo i rapporti umani mercificati, i rapporti sociali sono rapporti tra cose. Non si sa quanto di intenzionale ci sia stato da parte degli autori, ma quest’è… e il film può meritare un’occhiata, se non altro per farsi una risata.

[Stefano Oricchio]

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