Ladri di biciclette

Le città italiane vengono riconvertite quali beni paesaggistici grazie alle politiche di valorizzazione del territorio di marca privatistico-statale. In linea di massima, dimentichi della loro bellezza al tramontare del Novecento, si fa leva sulla stessa all’alba del nuovo millennio come investimento per un futuro che premi il loro attestarsi sedimentazione di una cultura secolare che trova nelle architetture e nell’urbanistica traccia visibile di un passato in grado pur sempre di rinnovarsi.

Questo clima si affianca ad un’aria irrespirabile per via delle autovetture e dei ciclomotori che ogni giorno invadono le vie del centro mettendolo così a duro rischio. E così la valorizzazione ha dovuto incontrare, per forza di cose, il beneplacito di una pedonalizzazione che piano piano si è affermata come urgente intervento per una radicale rivoluzione nelle scelte di amministrazione della cosa pubblica. Tutte le città hanno perseguito questa strada e anche i borghi più caratteristici lentamente si adeguano a queste misure che profumano di rinascita pedonale.

Queste misure, sempre mal viste dai residenti ma apprezzate nel tempo dagli esercenti, hanno incoraggiato un nuovo stile di vita che ha reso la bicicletta un valido mezzo di trasporto – eccezion fatta per la città di Benevento, il cui corso Garibaldi, seppur pedonale, non è ciclabile (ma questa è un’altra storia). Così, sono tornate di moda le vecchie Graziella, quelle che si possono piegare – stavolta con le marce quale guadagno del tempo trascorso.

Così, quasi tutte le città italiane, per far leva sulla necessità di ripensarsi smart, hanno impiantato delle pensiline ad hoc per permettere il bike sharing, una di quelle misure che ci eleva al rango di cittadini europei. Ed è davvero fantastico riflettere su quanto questa misura sappia di oasi nel deserto, almeno per la regione dalla quale in questo momento vi trasmetto queste informazioni, cioè la regione Campania. Infatti, restano come siti archeologici di un futuro sostenibile al passo con un presente insostenibile questi dispenser di city bike senza bike. La sperimentazione, pur fruttuosa, non ha passato il vaglio dell’occhio burocratico dell’ente, ché ci vogliono i soldi pubblici per realizzare misure di tale portata. E quindi siamo rimasti a secco di due ruote: quelle due ruote che solo con la carta di credito puoi prelevare ché la tracciabilità è il motore immobile che tutela il diritto ad appropriarsi temporaneamente della cosa pubblica.

Vabbè, dai. Ma se lo contestualizzi al piano trasporti della stessa regione, allora diventa tutto chiaro. In effeti, la bici sempre un mezzo di trasporto è. Certo, quella a pedalata assistita non ti farà fare i polpacci enormi quando ti inerpichi per le strade in salita di Napoli, ma cosa si può pretendere da una città in cui solo i motorini hanno il libero accesso dei marciappiedi?

Allora eccoci fermi, al palo. No, non legategli la bici. Probabilmente ve la fotteranno. Portatevele a casa.
I Napoletani infatti collezionano le due ruote sui loro balconi.

Aspettano le bici,
ferme,
di scendere le scale
senza ascensore.

 

[Antonio Mastrogiacomo]

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2 pensieri riguardo “Ladri di biciclette

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