Pairetto è di Bergamo?

Tutta la radio
Domenica 24 settembre 2017

In occasione di Fiorentina – Atalanta ascolto uno spezzone radiofonico della partita mentre ceno.

La commentatrice tecnica rileva la presenza in campo di un figlio d’arte: non il solito calciatore (in campo il giovane Chiesa), ma l’arbitro, il sign. Pairetto. L’intervento successivo del telecronista mi riporta alla realtà aggiungendo: <<il famoso Pairetto della sezione di Bergamo>>. Rilevo altresì che quel Pairetto lì è della sezione di Torino. Bergamo che dice lui di nome fa Paolo ed è l’ex designatore collega di Pierluigi, padre di Luca. Quello di Calciopoli, per intenderci.

Quel giorno lì – ma non solo quello lì – pensavo a come mi sono rapportato al risultato di una partita nel corso del suo svolgimento fino al compimento dei miei 28 anni, lo scorso agosto; inoltre, mi sono seriamente preoccupato per la compulsiva ricerca di visualizzare gol non appena terminata la partita.  Insomma, quel giorno lì volevo annotare tutti i cambiamenti che mi sono occorsi – escludendo a piè pari la funzione fantacalcio per il cui andamento dovremo rinviare ad altra puntata – da quando vivo la domenica di campionato.

La radio per il primo tempo, la televisione per il secondo tempo della giornata calcistica: questo il mio pasto domenicale preparato da mamma Rai (ricordo solo la migrazione per un anno sull’orrendo programma condotto da PAOLO BONOLIS su CANALE 5 – IL GRANDE CALCIO – fino alla conduzione di Enrico Mentana quando ancora non blastava la gente). L’intermittenza del televideo accompagnava l’ansia del risultato qualora mi trovassi a casa; dovevo altrimenti aspettare il rituale giro dai campi per un aggiornamento se collegato via radio – ora misuro l’adrenalina a suon di diretta.it

Cessate le ostilità, controllata la pagina 202, con una sbirciatina alla classifica della pagina successiva, viravo poi sui tabellini da pagina 220 in poi – non in poche occasioni mi è capitato di sconfinare in Brevi Calcio, alla pagina 229.  Insomma, concluse le partite c’era da aspettare per vedere i gol. Un’ora di interviste, essenzialmente agli allenatori – lo spazio delle sfuriate con Enrico Varriale, mai domo mattatore di stadio sprint, dalle 17 alle 18 – ché permettesse di montare le immagini con il racconto della partita, caratterizzato dall’inquadratura del cronista per il suo commento finale, da mandare in onda tra le 18 e le 19 in 90° minuto. Addirittura, la scaletta dei match a sottolinearne il valore ai fini della classifica.

Tutto lo stadio

Domenica 17 settembre, mi trovavo da Oro Bianco, a piazza Nazionale.
Sassuolo-Juventus. Fine primo tempo: intervista a Pjanic. Cosa vuoi di più dalla televisione? Ti dice le cose appena può. Il gioco del calcio è diventato il pasto più lungo della domenica, coprendo tutte le fasce d’orario a disposizione – se uno volesse inserire anche la terza categoria della domenica mattina. Insomma, il giorno del Signore. La televisione ha cambiato il calcio mentre il calcio si adeguava alla televisione – soprattutto ristrutturando il suo palinsesto.

Il verificarsi di condizioni evidentemente in conflitto con il vecchio passato fatto di radio e di immaginazione può essere ben descritto da questa domanda: come si comportavano, o meglio ancora, come facevano i Napoletani prima di vedere il Napoli in Tv? Esultavano allo stesso modo? Stavano tutti con le orecchie appizzate alla radio? Dubito, ma sarei felice nel venire smentito.

La dimensione visiva del fenomeno calcistico allarga infatti il pubblico degli spettatori che non aspettano più dei tempi che non siano il tempo reale (dunque, chiaramente in differita nella sua diffusione sugli schermi – quei secondi di latenza che la radio riesce ancora ad anticipare).

In definitiva, non sei più tu a seguire il calcio: è il calcio a seguire te.

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