pIppodromo

Situato a sud-ovest di Roma, sulla via Appia, l’Ippodromo delle Capannelle nasce nel 1881 – nel pieno di quella grande fase di ristrutturazione urbana che interessò molte città europee, da Parigi a Napoli – per poi essere ricostruito nel 1926, sotto il regime fascista. Nel 2014, in seguito alla chiusura dell’altro ippodromo romano a Tor di Valle, l’impianto delle Capannelle ha praticamente raddoppiato la sua superficie con la realizzazione di una seconda pista, esclusivamente dedicata alle gare di trotto. La struttura, di proprietà di Roma Capitale, è attualmente gestita dalla HippoGroup Roma Capannelle s.r.l., società salita agli onori della cronaca l’anno scorso per buchi di bilancio, finanziamenti sospetti e licenziamenti immotivati. Da Roma Capitale a Mafia Capitale il passo diventava sempre più breve.

Tuttavia l’Ippodromo, nel corso degli anni e con lo svilupparsi di un’economia crescentemente culturale, finalizzata alla piena utilizzazione e messa a valore delle strutture, ha assunto una funzione polivalente ospitando, oltre a gare sportive di altro genere, eventi di vario tipo quali esposizioni, giornate informative e mercatini stagionali. Pur essendo un punto di riferimento per amanti dell’ippica o per i residenti della zona, la notorietà della struttura, a livello nazionale, è più che altro legata al Postepay sound Rock in Roma, festival estivo di musica che lì ha designato la sua location sin dal 2002, anno della prima edizione, dislocando solo eccezionalmente alcuni dei più oceanici eventi al Circo massimo.

L’offerta musicale del Rock in Roma è sempre stata in grado di incrociare una domanda eterogenea, per età e gusti, ottenendo, dal punto di vista commerciale, sempre un buon successo grazie ai grandi nomi della line-up. “Circa 1.500.000 persone […] hanno partecipato alla rassegna nelle 8 precedenti edizioni, in un trend di crescita esponenziale che ha visto incrementare notevolmente sia il pubblico nazionale che quello internazionale”, ci fa notare l’azienda organizzatrice, The Base, attraverso il sito web del festival. Ed in effetti, alcuni dei più grandi eventi musicali in Italia si consumano lì, tra un concerto dei Muse (Luglio 2015) e la probabile ultima data italiana dei Red Hot Chili Peppers (Luglio 2017).

Eppure, nonostante il fervore musical-commerciale, la sensazione che si ha alla fine di un grande concerto all’Ippodromo è più spesso di delusione che di entusiasmo. Danno conferma di questa impressione, maturata per esperienza diretta ed indiretta, le recensioni di TripAdvisor. Lì, il giudizio della comunità online parla chiaro: non solo parole, ma anche stelline e scaglioni di gradimento in grado di monitorare finemente l’opinione pubblica e di illustrarla in percentuali. Ci dispiace per gli event manager di The Base, ma non abbiamo buone notizie per loro. Su 69 recensioni, l’Ippodromo presenta un indice di gradimento abbastanza mediocre, 3 su 5. Come si può notare, il giudizio più popolare è che la struttura sia “nella media”, seguita da “Molto buono”, “pessimo”, “scarso” e, solo infine, “eccellente”.

Recensioni Ippodromo
Recensioni dell’Ippodromo su Tripadvisor – URL consultata il 5/09/2017

Dettagli recensione Ippodromo

Questo quadro, già poco confortante per uno dei maggiori impianti italiani, viene decisamente aggravato se si considera che, delle 69 recensioni, solo sette sono relative alle attività ippiche (e sono tutte positive), mentre le restanti 62 fanno esplicito riferimento, perlopiù in negativo, al Rock in Roma.

Da una più attenta analisi di contenuto emerge che a rendere così drastico il giudizio del pubblico siano fattori essenziali per un concerto, quali la visibilità del palco, l’acustica, i parcheggi, la viabilità dell’area circostante e, più in generale, l’organizzazione della rassegna nel suo complesso – dai controlli all’entrata al posizionamento degli stand di merchandising e di ristorazione, passando per i servizi igienici. Se la maggior parte di questi problemi possono essere risolti con una migliore sinergia tra organizzazione pubblica e privata, le criticità rispetto alla visibilità del palco sono dovute ad un dato strutturale e, in quanto tale, immutabile: l’inadeguatezza della superficie calpestabile, piana, irregolare e ricca di dislivelli, oltre che di mastodontici riflettori luminosi. Non proprio l’ideale per un pubblico che riceve con l’occhio prima ancora che con l’orecchio. L’indice di gradimento è destinato a calare ulteriormente se si vanno a consultare le recensioni relative alle singole serate musicali:

Recensione Tripadvisor

Recensione Tripadvisor RHCP

Insomma, se il giudizio del pubblico non lascia tanto spazio all’interpretazione e se il cliente ha sempre ragione, viene da chiedersi per quale motivo gli organizzatori perseverino nell’utilizzo di una location che non a caso nasce per un tipo di attività sostanzialmente differente da quella musicale. La risposta più immediata e plausibile sembra riguardare la dimensione del luogo, che occupa una sterminata area di ben 140 ettari. Ma, considerando che l’area concerto rappresenta una minuscola frazione del complesso, questa argomentazione non regge.

Area concerti ippodromo Capannelle
In rosso l’area dell’Ippodromo, in giallo quella destinata ai concerti

Appare opportuno, invece, ragionare col portafogli, più che col cervello. Come si accennava, l’epoca attuale tende, idealmente, al pieno impiego delle risorse ed una struttura come quella delle Capannelle non può più vivere del solo flusso monetario degli scommettitori, adesso ben più accaniti sul calcio che sull’ippica. D’altronde, a guardare gli edifici dell’ippodromo, la sensazione di decadenza è assicurata: una specie di villaggio estivo in disuso, che rivive temporaneamente solo grazie alla resuscitazione mercantile che le Poste Italiane, un tempo impegnate a consegnare lettere, sponsorizzano ora consegnando concerti e stand velleitari. Sarebbe un peccato tenere un tale ippodromo in quello stato, e allora pazienza, che si sacrifichino il pubblico e la musica.

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