Il peggio dei videogame

Riportiamo la traduzione di un articolo originariamente pubblicato su The Guardian da Alfie Bown, professore associato di letteratura inglese e politica presso l’Università di Hong Kong ed autore di The PlayStation Dreamworld.


Il nuovo film di Steven Spielberg, Ready Player One, è ad oggi il più eloquente ritratto hollywoodiano della cultura del gaming. Per la prima volta nel cinema mainstream, i videogiochi non sono più semplicemente rappresentati come un mondo sottoculturale stereotipato per geeks e nerd, ma come una forza determinante nel plasmare il futuro dell’intrattenimento, della comunicazione, dell’amore e della politica.

Così facendo, il film rende giustizia all’importanza dei videogame e al loro crescente ruolo nella vita sociale e culturale. Tuttavia, la pellicola è carica di tendenze sessiste e classiste e sostenendo la tesi destrorsa del predominio della cultura sulle condizioni politiche ed economiche. In questo modo, il famoso regista mostra il peggior lato della cultura dei videogiochi.

Ready Player One è un adattamento di un romanzo del 2012 di Ernest Cline in cui “la maggior parte degli umani passa tutto il tempo libero in un videogioco” così potente da sortire effetti su “l’intrattenimento, i social network e perfino sulla politica globale”. E’ una stimolante metafora distopica sul ruolo attuale dei social media e del gaming online, ma le sue implicazioni politiche vanno approfondite.

Da un lato, il film di Spielberg amplifica notevolmente il già pericoloso difetto sessista del libro di Cline. Nella storia, “Oasis” è uno spazio online dove social media e gaming online si incontrano. Il film offre una doppia interpretazione del fascino di questa realtà virtuale da sogno: il protagonista maschile Wade Owen Watts (il cui nick in Oasis è Parzival) crede che essa sia liberatoria perchè lì “esistiamo come personalità pure”, mentre il personaggio femminile Samantha Evelyne Cook (Art3mis), al contrario, dice che “tutto ciò che riguarda la nostra persona online è filtrato… il che ci permette di controllare come apparire agli altri. Oasis ti fa essere chi vuoi essere. Per questo ne sono tutti dipendenti”. Il maschio si sente libero, mentre la femmina si oppone a quest’ottica maschile.

Mentre il libro presenta questi argomenti in maniera critica, usandoli per commentare gli aspetti sessisti della cultura del videogame, il film li presenta come il risultato naturale dell’utenza maschile e femminile, normalizzando inoltre il desiderio maschile per corpi digitali iper-femminizzati. Il film illustra le tecnologie del gaming solo come un modo per realizzare i desideri esistenti e non è capace di pensare criticamente al modo sessista in cui i videogiochi trasformano, distorcono e creano il desiderio.

Inoltre, il gruppo pseudo-rivoluzionario e libertario protagonista del film è decisamente di destra. Ready Player One mette da parte politica ed economia per affrontare i problemi della vita contemporanea da un punto di vista culturale: lo stesso metodo utilizzato dalla alt-right. La premessa è che la dominazione corporativista di Oasis può essere combattuta solo da un gruppo di suoi fan che conoscono tutti i riferimenti nostalgici e gli angoli più nascosti del mondo online. Il film stesso è pieno di easter eggs, così che gli stessi spettatori possano inorgoglirsi della loro raffinata conoscenza della cultura pop.

I gruppi di estrema destra su 4-Chan e le tendenze di Reddit hanno a lungo adottato questa logica a supporto del loro approccio, anche abusando di Gramsci, filosofo comunista che sosteneva che il cambiamento politico ed economico potesse essere perseguito attraverso “battaglie culturali”. Il film di Spielberg, quindi, pur presentandosi come una fiaba ribelle e progressista, riproduce la logica politica della destra contemporanea. La conclusione della storia lo conferma, quando il selezionato team di saggi eroi prende controllo della centrale operativa della corporation Oasis, per poi gestire il mondo virtuale praticamente come prima. E’ come se un piccolo gruppo di utenti e memer professionisti controllasse il centro del potere per mantenere lo status quo, lasciando in povertà milioni di persone senza privilegi e lasciando intatto una gerarchia sociale ingiusta mentre loro ne traggono benefici. La guerra culturale è vinta, ma la struttura economica rimane intatta.

Il film racconta la lotta di una generazione smarrita contro il potere politico e delle multinazionali. Ma questa generazione di videogamer è rappresentata come un gruppo sessista e classista convinto che i riferimenti culturali e le battutine sino più importanti della solidarietà interculturale e del cambiamento economico. Il film ci incoraggia ad allearci con chi condivide i nostri riferimenti culturali – un’idea dominante nella destra – piuttosto che allearci ed entrare in empatia con chi potrebbe essere diverso da noi.

Il mondo dei videogiochi ha una gran capacità di rappresentare l’agenda progressista, come dimostra l’avvento di giochi quali Post-Capitalism, Nova Alea e Papers, Please che affrontano le condizioni economiche strutturali soggiacenti l’esperienza culturale. Un nuovo romanzo sul gaming, Bash Bash Revolution, uscito questa settimana, è una sorta di antitesi di Ready Player One, che immagina persino come l’intelligenza artificiale possa ostacolare la produzione capitalista.

Nonostante tutto il suo clamore, il film di Spielberg non presenta questo potenziale e, anzi, mette i videogiochi in cattiva luce.

[Alfie Bown]

 

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