Consumo visuale

Gli schermi sono delle vetrine al pari che quelle dei negozi: l’e-commerce infatti ha definito la pratica dello scrolling quale misura degli acquisti, con buona pace di quella passeggiata con cui Walser aveva prefigurato buona parte del moderno nella sua gestazione quotidiana.

e-commerce
Vetrine digitali

 

Ultimamente ho fatto caso a quanti esercizi commerciali dedicati alla ristorazione si occupino di comunicarsi attraverso i social – senza dimenticare il feedback fotografico degli utenti che finalmente si riscattano dalla passività dell’advertisement di marca televisiva. In effetti, la quotidiana pratica dell’informazione a mezzo social non può esimersi da qualche inserimento commerciale, e la gastronomia ha guadagnato uno spazio d’azione un tempo appannaggio solo delle grandi catene di ristorazione. Pizze e panini, soprattutto se rivisitati, si offrono nella loro squisita iconologia fissata con icastica previsione dal Wharol del Whopper in un piano sequenza senza montaggio la cui re-visione è gravida di significati nel ripensare il nostro fanatismo gastronomico.

In accordo alla leva televisiva che porta sullo schermo interminabili sfilate di piatti privi di tutto fuorché della presentazione, le campagne pubblicitarie che coinvolgono i social determinano una nuova geografia del commercio che tutela i piccoli esercenti, un tempo estromessi dalla dispendiosa cartellonistica pubblicitaria: chiunque può lanciare la propria novità sponsorizzando la propria pagina, specie quando costruisce una narrazione ad hoc che possa servire da cartina tornaconto al cliente. Le proposte sono così diverse da somigliarsi tutte – se non negli ingredienti che decretano il successo di una iniziativa a cospetto di un’altra.

In effetti il mercato dei like, dei followers, delle views rappresenta un nuovo territorio degno di attenzione per chi voglia solleticare l’immaginario del distratto utente social che si ferma a sublimare l’esperienza gustativa che sarà, fosse anche per poi entrare nel merito grazie ad una di quelle recensioni che devono essere la gioia di un cliente che finalmente ha guadagnato uno spazio opportuno nel ribadire di aver sempre ragione. In pratica, la notizia gira al punto che sono gli utenti stessi a lanciare la moda gastronomica che ritma il tempo libero dei tantissimi predatori dell’ultima tendenza gourmet.

Resta opportuno indicare adesso un giusto abbinamento – da non cercare in un vino di buona annata; affiancare quindi una offerta culturale di pari livello. Infatti, il ricorso alle pagine sponsorizzate da parte tanto degli artisti tutti – le arti divise si ritrovano unite nella comunicazione – quanto degli organizzatori nasce dalla stessa urgenza di comunicare le novità affinché risultino di moda, al fine di acquietare il pubblico nella spunta di un parteciperò.

Mi permetto di segnalare come la doppia ricorsività di ristorazione e cultura risulti congruente alla logica che muove i social stessi, quella di un continuo controllo dei dati al servizio della statistica. Insomma, anche in questa piccolissima forma di consumo che passa opportunamente inosservata riusciamo a cogliere quel rapporto tra moderno e povertà d’esperienza che trova suo naturale habitat nella tecnologia. Tutto si trova confinato nello spazio di una ricerca dove il desiderio risulta già orientato.

Il social media marketing sembra diffondere una nuova etica lavorativa, basata sul galateo di un feedback immediato e di facciata, che sappia avvicinare gli utenti nonostante la distanza che li divide. In questo campo ancora in esplorazione, il video assume una rilevanza strategica fondamentale, a seguito della lenta e progressiva educazione impartita dagli schermi televisivi. Un ruolo di prim’ordine lo gioca l’affinamento dei dati auditel che finalizzano la viralità di un contenuto a partire dal visualizzatore interno, come è il caso di social quali Facebook che hanno scalzato Youtube quale piattaforma privilegiata di contenuti pubblicitari. Se Alberto Grifi aveva previsto tutto in tempi non sospetti, non ci resta che recitare il ruolo di spettatori, semmai consapevoli di produrre consumo semplicemente visualizzando.

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