Global Warming? Mastel WarNing

Scuole chiuse, lunedì 22 Ottobre 2018, in alcuni Comuni della Campania, tra cui Napoli e Benevento. Ma ad accomunare – una tantum – personaggi agli antipodi come Giggio DeMagistris e Clementone Mastella non è l’introduzione di una nuova festività, bensì l’allerta meteo arancione di cui si parlava già dal giorno precedente. Nel capoluogo sannita, l’ordine di chiusura è stato diramato dal Sindaco attraverso un ennesimo, surreale, semanticamente e sintatticamente ambiguo post su Facebook in cui si intrecciano osservazioni scientifiche sul cambiamento climatico e raccomandazioni pedagogiche di alto profilo. Global Warming? Mastel WarNing!

mastella facebook post chiusura scuole
Il profetico post con cui il Sindaco ha prevenuto l’imprevedibile

Se non che, almeno a Benevento, quel lunedì non ha piovuto nemmeno una goccia. Nessuna bomba d’acqua, nessun tornado: una normalissima giornata autunnale, speciale solo per averla trascorsa a casa e non a scuola.

Prevenire è meglio che curare?

A fronte di eventi climatici estremi sempre più frequenti e di un diffuso dissesto idro-geologico, finanziario e sociale con conseguenze impensabili fino a qualche decennio fa, stiamo attuando la classica strategia del “prevenire è meglio che curare” con conseguenze, in questi casi, un tantino paradossali. Da un lato, infatti, chiudere le scuole a fronte di un’allerta meteo è una saggia scelta sacrificale: certo, si perderà qualche ora di Storia e Geografia, ma cosa volete che sia di fronte alla possibilità che un’inondazione travolga intere classi di bambini e ragazzi? Ma come la mettiamo se invece non succede assolutamente nulla, come lo scorso lunedì?

“Pazienza – si dirà – i bambini hanno fatto un giorno di festa: sono stati con i nonni o con i genitori, che per non lasciarli soli a casa hanno fatto festa anche loro.” Quasi quasi, sotto sotto, fa piacere un po’ a tutti starsene a casa, al caldo e al sicuro. Peccato che questa situazione, come si è verificata ieri, potrebbe verificarsi, paralizzandoci completamente, ogni altro giorno dell’anno, vuoi per un’alluvione autunnale, per una straordinaria nevicata invernale, per una violenta grandinata primaverile o per temperature estive più vicine ai 50° che ai 40°C. Il punto è chiaro: ci troviamo di fronte ad un cambiamento climatico caratterizzato da eventi estremi, ma così frequenti da esser divenuti normali.

La logica del “prevenire è meglio che curare” può quindi funzionare su un corpo sano, ma un corpo già malato ha bisogno di cure. Chiudere scuole, uffici e attività in via preventiva potrà essere salvifico in certi casi, sventando disastri annunciati, ma la meteorologia non è scienza esatta e si rischia di bloccare tutto invano. La chiacchierata decisione di Mastella, seppure sbagliata col senno di poi, è dunque legittima: ciò che è illegittimo è continuare a ignorare la questione ecologica e considerare le politiche ambientali come provvedimenti secondari e superficiali. Cosa ci ha insegnato l’alluvione del 2015, a noi fieri sanniti? Nulla. E allora che cosa ci aspettiamo?

crollo ponte Morandi Genova
Un Paese così. Un mondo così.

Alla stregua dei cavernicoli, ci ostiniamo a considerare i disastri naturali come capricci divini, senza assumerci le nostre responsabilità. In un Paese che non garantisce nemmeno l’incolumità di chi usa le sue infrastrutture, chi volete che si preoccupi dell’ambiente e del clima? L’immagine del crollo del Ponte Morandi ci restituisce un’istantanea del nostro Paese, anzi della nostra civiltà. Sospesa. Interrotta. Bloccata. Pericolosa. Ingenua, al punto che il giorno dopo ci si rimette in auto, e via su un altro ponte in procinto di crollare.

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