ShutEat

Il 15 gennaio 2019 – a causa del blocco delle attività amministrative non essenziali, il cosiddetto shutdown che si verifica negli Stati Uniti quando non c’è accordo sulla legge di bilancio – Donald Trump ha ricevuto alla Casa Bianca i Clemson, campioni di baseball in carica, offrendo loro un buffet fast food. Mancando il personale della White House preposto alla preparazione dei soliti sfarzosi banchetti, Donald non ha potuto fare altro che affidarsi a McDonald’s.

Per chi si occupa di vita quotidiana, l’interesse della vicenda non sta tanto nell’approfondire le cause e gli effetti politici dello shutdown quanto nell’analizzare ciò che nell’episodio ci riguarda immediatamente e da vicino: il cibo e le sue relativamente nuove modalità di consumo.

E’ oramai risaputo che il nostro Ministro dell’Interno posta quasi quotidianamente foto di cibo sui social a scopi elettorali. Mostrandosi intento a consumare pasti del tutto ordinari, se non addirittura scadenti, Salvini rinforza il rapporto con la sua base elettorale (costituita in larga parte da vittime della crisi incazzate col nemico sbagliato, quello di pelle scura) favorendo il meccanismo dell’identificazione: “guardatemi, mangio pane e nutella a colazione, ragù Star a pranzo e una pizza a cena. I pranzi di gala e le cene di partito dei vecchi politici non mi riguardano. Io sono come voi, mica come loro e quindi, contrariamente a loro, lavoro per voi”.

E’ ancor più noto e intuitivo, inoltre, che la vetrinizzazione di certa merce sui social costituisca una forma di pubblicità democratica, una sorta di gioco a somma positiva in cui guadagnano sia le aziende produttrici dei beni, sia l’utente che mostrandone pubblicamente il consumo assurge al titolo di influencer.

Chiunque, infine, si sarà accorto che da qualche anno spopolano siti web e piattaforme digitali attraverso cui ordinare comodamente un pasto che verrà consegnato a domicilio da ciclo-fattorini iper-sfruttati e senza tutele.

Poste queste brevi premesse, proponiamo qualche sommaria conclusione.

Il buffet-spazzatura offerto alla Casa Bianca e mostrato al mondo dalle telecamere conferma ciascuno dei punti sopra esposti. In primis, infatti, rinforza l’immagine di un Trump Presidente del Popolo, un Presidente che si comporta come chiunque, non come uno che sta sopra chiunque. Il meccanismo identificativo che si innesca è lo stesso di Salvini, e fa piacere notare che per una volta siamo noi a dettare la linea agli USA e non viceversa.

E’ ragionevole, poi, supporre che McDonald’s abbia accettato di buon grado questa onorevole pubblicità, attribuendo così ai suoi prodotti iper-proteici lo status di cibo tutto sommato prestigioso, presidenziale, addirittura sano. In questo caso, infatti, è bene ricordare che l’influencing non è affidato solo al Presidente degli USA, ma anche a degli sportivi, che non sono semplicemente tali, ma addirittura campioni. Se lo mangiano loro, sarà buono e sano.

Infine, quello scenario pornografico, quell’orgia di BigMac e patatine fritte disposte su vassoi di argento ma ancora incartate nelle loro confezioni da asporto, veicola l’idea di un cibo che richiede solo tre passaggi: scelta, pagamento, consumo. Sono i tre pilastri su cui si basa l’esplosione del food delivery digitale, una formula che stra trasformando il nostro modo di pensare al cibo: non più qualcosa da preparare, ma qualcosa di già pronto; non più qualcosa da andare a prendere per l’asporto, ma qualcosa che viene da noi; non più qualcosa da pagare alla porta, ma qualcosa che si paga magicamente con il telefonino.

Se è vero che “il bello di JustEat è che viene tutto comodo…”, il brutto è che cela rapporti sociali di sfruttamento, che implica una perdita nelle attività di cura e dedizione implicite nella preparazione dei pasti e che favorisce una condizione di isolamento da cui uscire illusoriamente attraverso il consumo.

Il montaggio audio-video che segue riassume la situazione.
Shutdown? JustEat!

Annunci

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...